Utopia
Pamela Li Manni
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Sento l'appello. Per sé mi vuole.
Nemmeno un volgo minuto di tempo relativo
porrà le sue spoglie, fra noi.
Le sue mani, alari del focolare.
Sviscerato intento dal tatto premuroso... carnale... emozionale.
Ed io sono sua, senza riserve, senza lotte, senza tregua...
Fatiscente il tentativo del tratto di luce.
La notte regna sul sentiero degli amanti:
io e l'arte mia,
sulla risacca del vero che impedisce il pensiero.
Un terreno calpestato dal sosia di Eolo
che sagace reinventa il soffio
e diviene sospiro...
Strumento di piacere, fra le lacrime e il dolore.
Tela per il fiocco sulla prona del viaggio maestro.
Le bacche illibate saranno nutrimento d'inganni.
Le acerbe mandorle saranno livide di rabbie.
Un mistico sogno s'inchina a preghiera
e sul dondolo incontro la musica fiera.
Costati di pietra al bando serale.
La favola inizia da lesta condotta
e l'utopico avvenire incalza diretto.
La magica cruna accoglie il filo dell'arte.
Attendo il mantello d'artistica fattura
e non colgo il riverbero della luce futura.
Solo notte sull'alcova degli amanti,
pungenti di piacere,
salienti nel godere...
La calma plasma il viso
ed il silenzio abbraccia la terra.
Come un fiore attendo d'esser colta
fra le mani dell'appello.
L'appanno temporale cela l'attesa.
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L'autore
Pamela Li Manni
Commenti (1)
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Francesco Rossi5 luglio 2013
Un distinguersi, un rapportarsi di interiorità che sublima la fantasia poetata mirabilmente.

