E corpi che si spezzano senza un gemito
Gianpiero De Tomi
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Legno in bocca e destino negli occhi
polvere di certezze nel vento
caduta nel vuoto delle convinzioni
schiantando sul fasciame feroce
come un tamburo di guerra all'alba
come mille lenzuola che crepitano
in una fiamma, sfuggita al riflesso.
E corpi che si spezzano senza un gemito
evocando piccoli mostri schiacciati
che balzano da perfetti fori nella terra
in corse pirotecniche di gelosia
per una sorte, che disegna affreschi
colmi di fradici e biografici aforismi
assetati d'accigliate espressioni
per disadorni elmi incrinati da lame
e stendardi stracciati di gloria.
Ombreggianti scheletri ispirano tormento
con orbite di profonda voluttà
difformi vibrazioni da silenziose carezze
umanità dai piedi nudi ed occhi loquaci
voracità d'amore e morte indomita
soffio incorruttibile dal trono scarlatto.
Ultraterreni lineamenti all'inferno
impeccabili forme, estorcono un lamento
il dolore è questione di mani curiose
che si contorcono in fluidi simbolismi
intimando al ferro arroventato
d'incidere nuove pergamene
su linee tracciate da errabonde risonanze
lo snodo energetico d'ossa cervicali
nella sevizia degli intenti contorti
vergini sciolte nell'acido di false promesse
cedono il loro dono, al possente totem
il cui volto è moltitudine di follia
la cui radice sprofonda a verità
ammantate d'ermellino e diademi fiammeggianti
e bocche cucite con spago sottile
esposte al mercato del triste sorriso.
E svaniscono, nell'echeggiante sibilare
schiere di corvi in angosciante torpore
verso luminose e mistiche infiorescenze
sfuggite all'abisso del discernimento.
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