Un'altra stanza
Le gambe flettono
sotto il peso della testa.
Dorme l'orgoglio
non fà la vociona
ma la rissa di pensieri
è una ressa di parole,
troppe parole.
Cede la statua di marmo del ragazzo che voleva raccogliere mele.
Il sole è già alto,
quando sorridendo compiaciuto
il saccente sentenzia:
"è troppo tardi".
Da sotto le macerie
con sfrontata noncuranza
un uomo tutto bianco
addenta un frutto,
apre la porta
e se ne va in un'altra stanza.
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Commenti (1)
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carla composto8 luglio 2013
i saccenti non vanno lontano... opera che tra le righe parla di semplicità ... ben scritta per contenuto e forma...
