Il grembo
Giorgia Spurio
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Come nebbia che ha tra ali e mani d’acquerelli
occhi e anime –che più mi appartengono, ancora di più-.
Come foglie così grandi
che i bambini socchiudono gli occhi
per la pioggia degli alberi,
come veli e ragnatele d’amianto
che soffiano granelli sciolti nei deserti,
si stringe in affannato eco il grembo.
-Perché non parli, non pronunci nome,
non dai alito al sussurro che le fiabe
ricamano tra la luna e i tetti-.
Come ritratto di donna
che al guanto non può ritrarre sguardo,
come specchio d’uomo
che al dito si dilegua la voce
ed urla come incubo
che stringe alla madre il volto.
Come dipinto che non ha mistero
tanto quanto sorriso di Gioconda,
e dietro ha il silenzio degli spazi
dove casa diviene recinto,
dove cespugli hanno cieli di rovi.
-Perché non porgo mano
e al pensiero fugge,
lasciandomi senza neanche spiragli
che dalle persiane filtrano respiri di luci.-
Come oltre il merletto di lutto
-nero- sul capo e nere le ciocche,
non ho di lei linea che labbra disegna.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Pi Greco8 luglio 2013
Non ti leggevo da un bel po' e ti trovo maturata. Vi è una certa linearità tra le immagini e sono messe insieme "a pennello". Molto bella, complimenti.

