Lingua di fiato
Maria Grazia Vai
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Come fossero mani pastose
queste labbra d’amianto -mordono
il cappio al silenzio. E bramano i colori
del gelso. E senza derma scrosciano
l’attesa di un solo giorno di vita
Si slacciano -assetate d’ardore
come nastri disubbidienti lasciarti
andare. Piuttosto che fluire
-cadere come bianche falene
ebbre d’assenzio
A scrivere le ore, e nel suggerire
-d’ambra un sussurro, sbocciano
di sole foglie e avorio. Lacrime
scalze di sogni frementi, fin dove
arriva il passo a serpeggiare l’aria
e Tu sei l’anima. Nuda -da attraversare.
Ed io, il fuoco e la legna tra i cespugli
dei tuoi fiori di giada. Traboccante,
come il vento sulla lingua di una
carezza.
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Maria Grazia Vai
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