Vivida
Maria Grazia Vai
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Essere l’etere erbaceo tra le gonfie
parabole della strada. Dove resta
alacre il tentativo di rinascere nettare
ai bordi incontaminati degli apici spogli,
quelli dalle lunghe criniere d’argento
dove piovendo il respiro delle ore
indosso l’abito della madre, quella che
asciuga il primo dolore delle camole
fattesi mature, e poi tornando ad
essere larva, in preghiera le osserva.
Perché anche le anziane farfalle tornano
ad essere del cielo -il monile che suda
e ricompare vergine. Anche quando le
scarpe diventano carta.
Come crisalidi sul prato, ondeggiando
-senz’agonia di vento.
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L'autore
Maria Grazia Vai
Commenti (3)
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Francesco Rossi22 luglio 2013
Vivida pure la poetica oltre al contenuto che sublima il lettore.
G
Gandalf bleu22 luglio 2013
Lirica dove la grandiosa poetica si mescola all'intensità dei versi dando vita a un'opera veramente eccezionale. notevole anche il contenuto. Complimenti
m
mollimra23 luglio 2013
Versi che incantano, nell'incapacità di esprimere un commento che non regge l'incanto di queste parole espresse con tanta bravura mi limito a ringraziare per tanta bellezza offerta a noi lettori

