Frantumato orizzonte
Grazia Longo
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M’abbandono al silenzio d’una lacrima
mentre oscenità conformi alle regole
m’attraversano gli anni
e mi trapassano da parte a parte l’anima
piccoli guizzi di pelle accolgono carezze di sole.
Su una riva assetata d’avvenire
lucidi sassi smussati dal destino
tra lucori d’infinito mare.
A frangersi instancabili
azzurri spruzzi d’altre sponde
cantano madrigali arcani
con voce d'abisso.
Io, isola nell’isola,
trafitta da dolcezze senza parole
sconfitta da norme che nullificano il sogno
nella mia finitezza accolgo l'infinito.
Mentr'echi d'irraggiungibile saggezza
stipati nelle stive del possibile
rimbombano nel ventre obeso del mai più
soccombo al vuoto intangibile
che asserraglia un'idea.
In uno stillicidio di sangue e rabbia
piccole gocce tolgono vita all’Ore
e Aion è una vela lacera
che frantuma l’orizzonte.
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L'autore
Grazia Longo
Commenti (3)
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mollimra26 luglio 2013
poesia intrisa di tristezza, dove è forte il senso del vuoto e della solitudine "isola nell'isola", dove l'idea rimane prigioniera e non riesce a nascere e la rabbia soffoca ogni possibilità di reagire allo stillicidio che annulla lo sguardo al futuro... bella
rita iacobone26 luglio 2013
Sconsolato e un po' rabbioso il pensiero in questi versi ma in essi traspare comunque una forza interiore di chi malgrado il disappunto vuole guardare oltre per ritrovare la positività nell'anima.
Francesco Rossi23 agosto 2013
Io non vedo tristezza in questa poesia, forse a voler essere pignoli una nota di malinconia che in simbiosi con l'interiorità straripante dell'autrice si spinge oltre l'immaginario.


