Un fluttuare di picchi d'albero
Gianpiero De Tomi
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Un fluttuare di picchi d'albero
una corsa, lacrime di sudore
mentre le auto mi superano
distruggendo il placido tempo
asfalto rovente, un corvo su filo
un cane che abbaia stancamente
dietro ad una siepe, che s'allaga
come mani verdi che recuperano
ogni anello perduto
da spose giovani e golose di corpi
anemoni disseccate
grigio nel grigio, fuoriesce ruggendo
ricalcando una linea tracciata
ascoltando una voce inaridita
che batte come un tamburo
dietro l'albero vestito a lutto
uno spavento che balza
miracolo e farsa che danzano
una lugubre nenia da grammofono
e scricchiolano le ossa, difformi
non riempiono la carne, perdono
il privilegio della solidità.
Monete fuori corso dal manto ossidato
non servono per pagare
l'astuto ed infernale navigante
che volge lo sguardo irridendo
alla volontà folle di occhi infelici.
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Gianpiero De Tomi
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