D'arco
Quando lascio alle spalle l'abbandono
il ricordo si fa cuffia di fieno
- un rustico abbraccio di un padre
e prurito.
Le mie vene in crociata tra fegato e dita
sono scie verso una terra promessa,
- la mente è oltreoceano.
Il tempo fugge come una freccia d'arco.
Quanti secoli ancora passeranno alla tua morte
e non basta un giubileo per il mio perdono,
sono carnefice e vittima
della bellezza che sconfina un abbraccio.
Comincia ogni volta con i titoli di coda
un bacio forte e strappato all'invero;
quando i popoli sono troppo stanchi alla vita
salpa una nave e cambiano le religioni.
La fine del medioevo si allontana nel tuo ricordo
e resto al palo,
il mio muovermi è una cuccagna
con il fuoco in salita.
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Pi Greco
Amo Szymborska, Tagore e Ungaretti. Ma anche i paesaggi, in particolare i fiumi e le nuvole. A volte anche qualche uomo.
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!
