L'aurora
Giorgia Spurio
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-Perché mi guardi?-
Come mano che sul petalo
strangola la rosa.
-Perché non mi tiri fuori le dita?-
Come maschera sulla statua
che ha paura di scolpire marmo tra le mani.
-Perché mi fissi?-
Come fiamma che il vetro spacca la falena,
come polvere d’ombre,
come cenere e fantasmi.
-Perché mi baci senza baciarmi?-
Come confusi i dettati
e le lettere non hanno sedie
né tavoli, tra le righe
si corteggiano e si perdono.
Come i tuoni che generano
i nitriti quando il vento
cavalca i suoi demoni del cielo,
come le ali che si ricoprono di lische
e di schiene.
Come la fine dei film
E non mi guardi
E tiri fuori le dita
E non mi fissi
E mi baci.
Metto radici nelle tasche
-Ho testa bassa, e lo sai-
Metto indietro le ciglia
-Ho timore del volo delle libellule-
E tu tutto questo non lo sai.
Avrei voluto sempre il coraggio
di saper tirare le cose
ma odio i frammenti.
Odio i vasi a pezzi.
Avrei voluto sempre il coraggio
di saper lanciarmi
e di saper abbracciare
ma odio il corpo che goffo
pensava di librarsi
come i funamboli spettrali della notte
che hanno testa sotto l’ascella
come lanterna,
come i santi,
come gli occhi dei fedeli e dei cani.
Perché non mi prendi per mano,
e lontana ha udito la voce
che non sopporto
come l’amore per l’eco,
come la gelosia che soffoca
i nembi quando la pioggia
sgocciola giù per i toraci delle case
per i seni delle lune,
e per le panchine
dove solitarie ci sono le nuvole
come nebbie che gemono sole.
Perché non hanno parola le canzoni
scritte come spartiti invisibili,
e si chiudono, dentro,
come attori nei teatri,
e le luci si spengono,
e si sfuma
al finale l’ultima nota,
e non c’è più notte
ora che specchio incastra
abito che ragnatele cuciono
per le loro vecchie dimore,
non c’è più notte
ma solo sposa della sera
con il suo pallido velo
da Aracne decorato,
non c’è più notte,
lontano arancio del sole
dove alba farà sparire
le illusioni di Morfeo,
non c’è più notte,
non c’è più il tuo volto,
non c’è più l’elmo
e lontano arancio del cielo
farà sparire
trasparente la mia pelle
fino a dove i cigni
proteggono ancora l’aurora.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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P
Paolo Morganti8 agosto 2013
Non vi è nulla di materiale ma vi è molto eterea forma di amore in questa poesia così sagacemente scritta così architettata e la struttura poetica ci porta in un volo pindarico armonioso, fino a toccare miti antichi, fino ad arrivare alla contemporaneità, una poesia che esalta e prende per mano il lettore fino alla conoscenza più pura di un amore interiore che viene descritto come fonte al quale dissetarsi .
