Compartimenti stagni
Dal proprio osservatorio, ogni persona
la vita altrui a sua ritiene uguale:
considera normale, quasi buona
qualsiasi cosa ch’è per lei abituale.
Chi passa tanto tempo in ospedale
pensa che sia malato tutto il mondo,
chi frequenta stazioni, bene o male,
al viaggio dà valore chiaro e tondo.
E’ difficile uscire da profonde
esperienze, da ciò ch’è individuale;
lo spirito fatica e si confonde
se tenta d’afferrar bene il plurale.
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L'autore
Antonio Terracciano
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
Commenti (1)
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sergio garbellini15 agosto 2013
Effettivamente è così, ci specchiamo, sia nel bene che nel male, con gli altri e con la speranza che siamo uguali a loro per non recedere spiritualmente e non sentirsi inferiori per il nostro morale che è sempre delicato ad ogni seppur minima avvisaglia. Una lirica molto profonda che fa riflettere sul comportamento di tutti noi nei riguardi del mondo esterno, condivisa e apprezzata.