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Amore 17 agosto 2013 · lettura 2 min · 6320 letture

Di porcellana e silenzi

Maria Grazia Vai 701 poesie pubblicate
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Neanche il cielo può comprenderlo, questo volermi consumare dove la tua bocca è una stanza immobile. Dove ogni affetto è una pretesa per non smettere di ascoltare il tuo dolore. Niente, più di te, è capace di spogliarmi così a lungo. Di rubare la voce a quello che continua -a bruciare, e non sa leggere dentro i pozzi ruvidi dei desideri. E poi esplodere, sulla fronte sudata, in cui le mie stesse mani scappano. Solo gli occhi lo sanno. Per questo annegano ciò che guardano, quando non ci sei. Sciogliendo persino il tempo e il suo lamento, che t’immagina sorda in questo mio trattenere la confusione del sangue, fra il tramonto e l’ovulo di un nuovo tormento. Perché di tutti i sogni che ho indossato soltanto tu m’hai resa un verbo. Come fossi la sabbia di un cuore d’argento, come l’inverno nei pugni d’assenzio o il fiato che affonda le braccia di un fiore. E nel perdermi negli occhi del silenzio io ti pronuncio le corolle che non ho mai sbocciato, come fossi -di un bosco- l’appiglio che profuma tra i cespugli e la sabbia. Solo per ricordarti che di soli petali non vivo, e di sole radici non si disseta la rugiada che ho nel petto. Poiché bramo l’Amore e la tua bocca, tra le braccia della mia gola e le carezze delle tue giovani -erranti betulle.
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dagl'inchiostri di paul e marìe, sulle note di Pink Floyd - Comfortably Numb

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Maria Grazia Vai
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Commenti (2)

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Stefano Drakul Canepa17 agosto 2013

un fiume di parole ben calibrato, che ammalia e acceca... b e l l a

Francesco Rossi17 agosto 2013

Impetuose e a volte tumultuose le sillabe si rincorrono in questa poetica dove l'evocativo viene risparmiato a favore di un confronto poetico con la realtà.