Verità Confuse
Dietro le sbarre della notte,
ho soffocato ogni pensiero che non fosse tuo,
coprendomi il viso
davanti all'alba di un giorno,
che avrebbe perso il tuo nome
sui marciapiedi di una città
che non avrei più conosciuto.
E non ho fatto soste per tornare
nello stesso istante da cui ero partito,
nè attimi,
oppure frangenti,
il dolore del vivere
o della malinconia,
sarei stato sveglio ancora abbastanza
per immaginarti ancora.
Per credere in questa danza di sorrisi e paure,
che scorre lenta dentro le ore,
fissandosi dove
non può entrare nessuno,
morendo ad ogni rumore,
risvegliandosi nella solitudine di un bar,
dove il tetto
sono bottiglie vuote
e gli occhi una vetrina sopra una strada deserta.
Amo la mia follia
e le tue spalle,
il cielo doloroso nella sua lucentezza,
la vita che torna,
come avrei voluto,
l'armonia delle spiagge,
e lo scuotermi da un sogno,
i filari languidi delle parole,
dove siamo stati,
senza parlare.
Mi darai dignità
lo sento,
anche se l'ho perduta,
e saprai distogliermi dalla mia prigionia,
anche se l’ho cercata
attirerai ogni mia attenzione,
e l'apocalisse sarà una vendemmia
che ruba l'attesa prima di venire,
una piccola barca
fasciata dal vento,
che esce lenta
quando sarà ancora buio.
©
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