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Comicita' 22 agosto 2013 · lettura 1 min · 2671 letture

"Cu fu? "

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Era napoletano e per vent’anni in terra siciliana lavorato aveva; lì era a nozze convolato, e infine con la moglie ritornato a Napoli, nei suoi maturi anni. Per vezzo, per capriccio o per amore continuava sovente a adoperare la sicula parlata, l’insulare idioma in modo un poco personale, e godeva di ciò con tutto il cuore. Quando un vociare nell’appartamento accanto al suo sentì, molto animato, lui si mostrò un po’ troppo interessato a conoscere quello ch’era stato, e s’affacciò al balcone in un momento. "Cu fu? " fu la domanda impertinente che, quando fu ascoltata dal vicino, non ebbe un trattamento molto fino, non fu compresa certamente fino in fondo, forse non lo fu per niente. "Cafone a me, villano, ardisci dire", fu la risposta aspra, assai sdegnata, "tu che l’Africa avevi alla portata di mano, in quella terra sì arretrata, dove la civiltà sa sol morire? "
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Ero un ragazzo quando assistetti a questa conversazione tra due miei vicini di casa di allora, nella seconda metà degli anni Sessanta. Erano due uomini di bassa cultura, ma ancora oggi non so se il secondo personaggio (che nella realtà si espresse in dialetto napoletano) scambiò il siciliano "cu fu" per il napoletano "cafone", oppure se quella fu un’occasione buona per scatenare un latente razzismo (che alberga spesso nelle persone più rozze, e che si manifesta nei confronti di quelle che stanno, o stavano, un po’ più a sud di loro) .

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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ahahahah... quanta verità in questi versi... (Rasimaco)

Commenti (1)

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s
sergio garbellini22 agosto 2013

Una divertentissima scenetta classica in un ambiente dialettale che invita ad equivoci, versi che raccontano di un personaggio emigrato più a sud della sua Napoli, e in conflitto con l'esuberanza dei dialetti. Una lirica scacciapensieri molto ben scritta con particolari che ne accentuano il contenuto, condivisa.