Magnificenza
Maria Grazia Vai
701 poesie pubblicate
+ Segui

Certi giorni si infilano - di coltre in
coltre - in orge di dolore, dentro l’utero
di un sogno a dispetto di qualcosa
che è troppo breve per esserti viaggio
o memoria. E la mia gola ne è un
desiderio astratto, un ritratto che siede ancora
le barbarie dell’innamoramento.
Quel prato di voraci amplessi,
che d’ogni lettera strozzava il gelo
agli sguardi insapori. Riscrivendomi
-ventre per i tuoi lamenti senza casa.
Perché sono i tuoi frutti maturi,
quelli che strappando le radici
ai baci respirati oltre il cancello
trattengo ancora fra le scritte dei
miei sogni immobili
E se quest’aria violentata
un giorno spegnerà le sue candele
avrò ancora due braccia salate da sfamare;
L’ombra dei tuoi orfani vocaboli,
gli stessi occhi che m’hanno salvato il
sorriso dal flagello d’un giardino mai
calpestato.
Quasi fossero le labbra fuori posto di falene e
poi gazzelle. Smarrite fra gli inguini feriti della
donna che mi stava accanto e intorno. Quella
stessa che ancora mi reclama tra le pagine
ignoranti di un vangelo d’apatia
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Maria Grazia Vai
Commenti (0)
Accedi per lasciare un commento.Accedi
Ancora nessun commento. Scrivi il primo!
