La lettera
Lunabionda Valentina Di Caro
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Saper che esisti è sconvolgente. Il mio discernimento vacilla.
Se respiri, quando respiri e non sogni, è solo attesa
la mia, a bocca aperta. Punto il dito contro la brevità
di quello che dal passato non avrò più e già il futuro
solo a pensarlo lo concludo. Riaprire, non voglio
vecchie ferite e nuove piaghe che non ti spiego
soffocando le scuse per non punirmi ancora.
Ma tu dormi come allora e ancora oggi per me
come in campagna sotto quel tiglio all'ombra
quando bastava che io ti proteggessi, da una formica
per sentirmi un uomo. Al di là d'ogni ragionevole dubbio
senza giudizio alcuno. Bastava e non serviva eppure
perché col cuore avresti scelto anche un informe allora, se amare
avesse voluto dire non chiederti mai come. In digressione
quando la mente agisce per ipertesti, relazionandoil bello
ed il cattivo tempo, che anche in campagna d'autunno
costringe tutti a riparare il cesto delle provviste.
Se sei felice, me lo chiedo sempre, mai durante, sempre
prima che possa affannare la risposta. Ti amo ancora, forse
e lo dicesti a voce bassa. Finemente ed elegantemente
accarezzando il corrimano in legno, fino alla stanza del nostro bambino
che non sapeva piangere per noi.
©
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