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Sociale 30 agosto 2013 · lettura 2 min · 1370 letture

Questa è la realtà nell'Italia d'oggi!

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sergio garbellini 2777 poesie pubblicate
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“Le ferie le ho passate tutte al mare, son ritornata stanca e un po’ confusa, stamane sono andata a lavorare ..., ...ma la mia azienda ... risultava chiusa! Un cartellone appeso all’inferriata comunicava: ‘Tutti i macchinari, a causa della crisi accentuata, e in seguito a dissesti finanziari, son stati trasferiti in altro Stato! Ai dipendenti auguriamo loro un fervido futuro, fortunato e di trovare un ottimo lavoro! ’ ... ...Di fuori c’erano tutti gli operai con faccia bianca e sguardo stralunato (eppure convivevano coi guai ...), ...anch’io avevo il cuore lacerato! Tornar dal mare, dopo circa un mese e perdere il lavoro all’improvviso ..., un trauma al pensiero delle spese ... e senza avere avuto alcun avviso! La vita non si ferma, questo è vero, però al giorno d’oggi e con la crisi è dura senza un posto lusinghiero a ritrovare i sogni ed i sorrisi! ...Correvo ogni mattina per timbrare il cartellino ed ora quel cancello ha intorno una catena a segnalare l’inizio di un domani poco bello! ...Con i colleghi sempre insieme a mensa ..., ricordi che appartengono al passato, la rabbia adesso è talmente immensa che picchierei Colui che ha decretato la morte finanziaria dei presenti! Ci sono tutti: impiegati, autisti, lavoratori, capi ed inservienti, da sempre uniti in tutti gli imprevisti, ...ma ora, ... nel più tetro abbattimento! L’Italia è questa! Prendere o lasciare! ...Però chi è deputato al Parlamento, ...ha lo stipendio ... ricco e regolare! ”. .
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L'autore
sergio garbellini

Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d

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Commenti (2)

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Sara Acireale30 agosto 2013

Il Poeta pone l'accento su una realtà drammatica, è una poesia denuncia per una vicenda inquietante, realmente accaduta e di cui ne hanno parlato tutti i media. È successo qualcosa di allucinante: rientrare dalle ferie e trovare la fabbrica chiusa, trasferita altrove. Si parla, si blatera tanto che l'azienda è anche degli operai, che bisogna tenere un trattamento di fiducia con i lavoratori, trattarli alla pari e l'organico non deve essere piramidale. Belle parole che si sciolgono come neve al sole. Senza arrivare al paradosso di quella specifica azienda, ci vuole poco oggi a perdere il lavoro. Il lavoro non è considerato più un "diritto" ma un opticional e intanto... la crisi diventa più nera e al governo fanno orecchi da mercante.

elena rapisa30 agosto 2013

Una denuncia sentita, ma purtroppo come tutte le voce di noi comuni mortali anche questa rimarrà inascoltata. Siamo diventati pupi che occulte mani muovo a loro piacimento. Quando torneremo ad essere uomini? Bravo il poeta