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Questa pagina ha una colonna sonora scelta da Antonio Interlandi
Si attiva solo se vuoi tu — non parte da sola.
Donne 31 agosto 2013 · lettura 2 min · 6506 letture

Da Sola

Antonio Interlandi 115 poesie pubblicate
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Non ci furon precettori a dirmi come. Nacqui senza perché e senza nome, all’ombra di un albero capovolto la cui condanna mi insegnò a diffidar del vanitoso e ad evitar lo stolto. Di mia madre seguii le orme; vi entrai, le ricalcai e ne smussai le forme. Guardando lei imparai ad impastare lievito e farina e a dar da mangiare. Per vivere, a pescare con l’arpione e, illuminando la via oscura, delle ombre ne feci cacciagione. Fui venerata come Dea, poi reclusa e fatta rea e, quando rifiutai la fede intimata, come strega sul rogo fui bruciata. Ancora oggi rincorro l’uomo per la parità e per il gusto di dare ed aver felicità. Per lui, al ritmo Ayoub, imparai a danzare, a Pechino sui Gigli d’Oro a vacillare e a Bangkok, con le ali del cigno, ad ondeggiare. Da sola imparai a curare i feriti con un caldo abbraccio e a ferire i cuori con uno sguardo di ghiaccio. Imparai a dire si anche quando era no e ad aspettare sulla porta di casa il ritorno di un marito in guerra e di un figlio cresciuto troppo in fretta. Imparai a tagliare il cordone ombelicale, a cullare e poi ad allevare i frutti dell’amore. Da sola imparai a difenderli con le unghie e con i denti e per loro ho imparato ad aspettare uno squillo nel silenzio e a temerne il seguente brusio vocale. Ho imparato a piangere senza lacrime e a morire gioiosamente nella grazia dell’amor filiale. E se ti chiedi ancora la provenienza della virtù muliebre e della sua conoscenza la troverai negli strati più remoti della Terra in cui da millenni scavo bagnati dall’orgoglio solchi così profondi da rinascerne germoglio. Alle mie radici sto adesso ancorata per trarne acqua e sale e tanto mi basta per andare avanti offrendo ancora vita e combattendo il male.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

L’albero capovolto è il Baobab, tipico albero etiope. In Etiopia sono stati infatti ritrovai i resti di Lucy, la prima donna vissuta sul pianeta Terra. Una leggenda africana narra che questi alberi, troppo fieri della loro bellezza, furono puniti da Dio e ribaltati a radici in su, sebbene qualche motivo di orgoglio lo avrebbero avuto. I Gigli d’oro sono i piedi piccoli delle donne cinesi, costretti da fasce sin dalla tenera età. Mentre in Thailandia le donne Kayan vengono chiamate donne cigno per via degli anelli che portano al collo.

L'autore
Antonio Interlandi

Sono un 48 enne di Siracusa con l'ovvia passione della scrittura. Per me la poesia significa tradurre in parole e ritmo le sensazioni del momento per scaldare il cuore di chi ascolta. Il mio lavoro c'entra poco con l'arte (sono un ufficiale dell'A.M.), ma, quando posso, mi ritaglio un po' di tempo, chiudo gli occhi e s

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Commenti (5)

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M
Massimo Curzi1 settembre 2013

Una sequenza di immagini davvero coinvolgenti, le brillanti facce del diamante. Grazie.

f
faraon gianna1 settembre 2013

mi inchino alla tua personalità e forza non solo nello scrivere bellissima!!!!!!!!

Claretta Frau1 settembre 2013

Se di radici si doveva parlare, le tue in quest'opera sconfinano abbracciando il mondo, e chi meglio delle donne nell'intero pianeta potrebbe offrirne di tanto immense? Grazie a nome di noi tutte.

G
Giancarlo Fiaschi11 settembre 2013

Un intenso e profondo percorso, che racchiude le tappe di un inquieto andare, la donna negli anni, sempre ha pagato pegno a l'ignavia e ai soprusi di quel maschio dominante. Oggi le cose stanno leggermente meglio... ma sono ancora molti i nodi irrisolti per una vera parità. Una società senza la donna, è monca e manca di spinadorsale...è lei la vera forza della società. Belle e suggestive immagini poetiche...

Stefania Siani14 gennaio 2017

Bellissima, versi che lasciano incantati, scavano nel profondo più di quanto una donna stessa riuscirebbe a fare. Spettacolare