Tra i Calanchi di Bacco
Antonio Interlandi
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Facemmo colazione tra foglie d’arbusto
con olive, pane, formaggio e aglio
e poi, sotto il cocente sole di agosto,
pestammo bacche nel cortile del baglio
per farne pasta d’uva e mosto
prima di trovar ristoro nel giaciglio.
Riprendemmo a lavorare con l'arsura,
a trasportare in cesti nuovi chicchi da pigiare,
da scaricare e poi avviare a pressatura
per lasciarli in tinelli a fermentare
sino a risplendere d’una vena oscura,
ribollito vino dal sapor particolare.
L’aria era un fiume in piena ubriacante
e la raffrescata acqua da terracotta
non spense il fuoco del mio sangue festante
alla vista della tua innocenza in lotta
quando mi porgesti un pranzo abbondante,
con la grazia da gran dama, gentile e dotta.
Con bucce d'arancia, di mandarino e foglie d'alloro
il tuo signore speziava i vin cotti
mentre tu, incantata dal nostro coro,
lo seguisti incatenata ai nostri dialetti
ed io, tra i solchi dei calanchi,
mi inebriai dei tuoi saporosi frutti,
del tuo profilo e dei tuoi generosi fianchi
che mi travolsero e mi annegarono come flutti.
Il sogno si spense al tramonto
ad una tavola bagnata da una ricca bevuta
quando brindammo rievocando il racconto
della fruttuosa vendemmia appena goduta
e, augurandoci buona salute,
ci preparammo ad un'attesa muta,
un anno di rimembranze vissute
all’ombra dei filari della passion perduta.
©
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L'autore
Antonio Interlandi
Sono un 48 enne di Siracusa con l'ovvia passione della scrittura. Per me la poesia significa tradurre in parole e ritmo le sensazioni del momento per scaldare il cuore di chi ascolta. Il mio lavoro c'entra poco con l'arte (sono un ufficiale dell'A.M.), ma, quando posso, mi ritaglio un po' di tempo, chiudo gli occhi e s
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