L'angolo degli acheni
Giorgia Spurio
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E quando pensavo alle conchiglie sull’albero,
la luna che d’argento accoglieva i rami,
perché i corvi mangiavano le voci.
E quando pensavo alle gazze ladre senza ali
spose dei falchi, promesse di prati gialli,
di girasoli bruciati.
E quando mi avete tagliato i capelli,
sono urla di boccioli che le rose decapitano,
come mani che hanno d’acqua le rughe sulla pelle,
torrenti in piena che devastano il sangue,
dentro, dove luna d’argento non poteva amare
albero nudo del giardino.
Il cielo non può regalare luce agli scheletri dell’inverno,
non può donare ristoro alle bocche tagliate,
come di porcellana i frammenti,
se insieme fossero ritratto di un mosaico,
-tra i rifiuti – dimenticati, forse l’invisibile bambola
che sorride ed è dipinta
sarebbe pallida come le stelle.
È stata proibita, come il fiore al sole,
la luna all’angolo degli acheni,
dove bianca è la mano della notte
fin sui veli che lascia la brina sui licheni.
Proibita come la bambina, di porcellana,
senza colore di papavero sulle labbra,
tra i dimenticati,
-all’angolo degli acheni-.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Azar Rudif21 settembre 2013
Come un achenio non si schiude, così questi versi dipingono momenti che sembrano rimasti sospesi nel tempo ed in uno spazio non definito. Tutto rimane in attesa di qualcosa, anche di un verso che possa descrivere cosa potrebbero essere.

