C'é troppa luce
Antonio Interlandi
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Mi mancan le piovose sere di nuvola,
quando la luce di un lampo la scacciava via
e si stava attorno alla stessa tavola,
una candela al centro creava la magia
e le nostre ombre scrivevan la favola
di anime curiose che ci spiavan dalla paratia.
Giocavamo a carte e ridevamo
per uno scherzo o una fulgida biglia
e, nella vibrante penombra, ci scrutavamo,
scoprendo il passare degli anni sotto le ciglia.
Dopo cena andavamo a letto
accompagnati dalla flebile luce
di una piccola e tremula fiamma
i cui fumi impregnavan la croce
a cui sussurravamo la preghiera
per un domani solare e felice.
Dormivamo beati in attesa di un nuovo levante
annunciato dal canto insistente di un gallo
e dalle trame di luce che affioravan dalle ante,
spicchi dorati sul sorriso splendente di mamma.
Mi mancan le attese delle serate dicembrine,
riscaldate dal carbone ardente di un vecchio braciere,
e profumate da essenze di arance e mandarini,
tutti stretti a una lunga tavolata familiare
giocavamo a tombola o a scopone
e ogni pausa era un pretesto
per mangiare un panettone
o la frutta secca del cesto.
Neon, led, xeno,
troppa luce fa male agli occhi
e per la mente è un atroce veleno
che trasforma le rette in scarabocchi.
Voglio tornare in un posto più buio
dove non debba soffrire del tempo l’assillo
e di un delirio l’assordante urlo,
ma ritrovare la pace di un nuovo idillio
che cancelli la luce che non illumina
e che spegne il cervello.
©
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L'autore
Antonio Interlandi
Sono un 48 enne di Siracusa con l'ovvia passione della scrittura. Per me la poesia significa tradurre in parole e ritmo le sensazioni del momento per scaldare il cuore di chi ascolta. Il mio lavoro c'entra poco con l'arte (sono un ufficiale dell'A.M.), ma, quando posso, mi ritaglio un po' di tempo, chiudo gli occhi e s
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