Luna
Giorgia Spurio
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Come benda la mano, la rete.
Come bocca il bacio, il respiro.
Come il pianto l’eco, il canto.
Come il mare la madre, la figlia.
Come dannato il cielo, l’inferno.
Come benedetto il veleno, il paradiso.
Come l’argento che ricopre la pelle,
è un soffocare che riempie le ciglia,
non è pioggia, ma neve che si scioglie al mare,
ma è sole che ripete ninne nanne alle albe.
Come il marito a cui rubarono la genie,
in fasce era la voce, cucita al mignolo.
Come il fiore che non c’è più, era d’alga il colore
e di montagna il profumo, portato come alloro
dai fenicotteri fino al delta dei pescatori.
Fino ai confini, ha corso,
gridò come padre senza figlie,
e lei partì, bambina,
e lei sparì, piccola,
sposa d’oceano.
Fino al silenzio dei boschi,
fino agli spiriti dei tronchi,
arrivò il suo canticchiar, senza parole,
-non sapeva parlare-
né lettere componevano i fulmini dei suoi occhi.
Fino al mito delle sorelle sirene,
fino al tramonto della luce nell’acque,
percorse il ghiaccio e il buio,
senza aprir sguardo,
senza pretendere il guado,
tuttavia alzò pallida la caviglia,
e l’orizzonte l’abbracciò
senza che lei si voltasse alla terra.
Braccata come le stelle,
e bianca
divenne luna.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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S
Sanzi29 settembre 2013
Molte di queste poesie hanno come un sentore..., mi ricordano la famiglia, non sapevo dirlo diversamente; si sente quell'aria spessa e a volte drammatica, enigmatica (e dura) e intensa comunque; contando come strofe anche i versi singoli, mi piace molto la decima. Bella
