Suoni remoti
sebina pintaldi
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Cosa io sia non saprei!
Forse una fabbrica di ricordi
che mutano le braccia in tenaglie invasate
mimetizzate ai rovi.
Mi penetra sino alle viscere
il grumoso nodo della matassa
che si districa nello schianto
delle confuse e interne mie lotte.
Odoro di vendetta!
Sono incurante della verga!
Ho le sembianze di un gioco modificato
nella luce rivelatrice di atomi e rovine.
Mi sporgo nella terribile bellezza
dell'arcana mia esistenza.
Mi riverso umida e feconda
nel profondo scuro di precipitati suoni remoti.
Ma adesso vieni a me!
Non crederai mica di scappare?
Tra i miei silenzi vi è l'effetto finestra!
Se tu la trovi ti lascerò entrare.
Non sono poi così letale!
Sono solo la deformazione di un vuoto
interrotto qui e là...
Dai soffi che urtano le mie antiche paure!
©
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Commenti (1)
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Francesco Rossi2 ottobre 2013
Antiche paure che si improvvisano puntualmente dettate dall'ispirazione della poetessa.

