Quanto ardirei
Daniela Olivato
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Quanto ardirei
sfogare con taciturno sconquasso,
questo grumo di porfido.
Ecco, ti dico, non mi parlare,
sotto il sole mosaico fatto a spanne
di malumori feroci.
Tisica, questa voglia astratta
brancicante passatempo. Perchè.
Perchè.
Fossanche lo squillo squallido di un cicalino
bislacco; o una voce querula,
a tacitare i sospiri di questo cuore
Un'astanteria di attese, placide ma
fatiscenti come radiodrammi
malrecitati da scarsi dicitori.
Su una partitura esacerbata,
stracca di battute sottili, filigranate,
e ascolto
e aspetto. Mi suda dentro palpitante
energia scioccamente presuntuosa
di prostituire il dire e il fare; suicida
nell'impotenza; fugace sigaretta
in cenere.
e sola, la voglia di dormire
©
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L'autore
Daniela Olivato
Mi piace la poesia, da sempre. Scrivo dall'età di 8 anni. Per incontinenza cerebrale, sfogo esorcizzante. Mi piace giocare con le parole, mischiare significati e unificare i sensi in un unico assioma. Non nascondo pessimismo e melancolia, mi chiudo nella mia monade e da lì osservo e percepisco il mondo, l'esistenza e
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