Canto d'amore e di esilarante follia (VII)
Rosetta Sacchi
1894 poesie pubblicate
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Come l’aratro scendi nella terra
E il tuo solco è urlante
Profonda la fenditura della zolla
Non mani o piedi o sguardo penetrante
Non braccia possenti o marmoree caviglie
È il centro che t’attrae
Il centro che ti trattiene
E abbocca il pesce nella rete
La trappola si stringe alla zampina
D’un fringuello di gambe allacciate
Si tesse la catena
E godo del silenzio
Del tempo fermo
Rintocca l’orologio
Mentre sul dorso
Si sfilano perle
Fino alla sfera
Al punto cardinale
Dove la lingua è calda
Linfa che risale lungo i rami
Fino al cielo che più non mi ristora
La mia anima si dondola sull'amaca
E i pensieri sono arcobaleno
Dopo un temporale
Se per raggiungerti devo affrontare
Il volo nel vuoto sarò gabbiano
Immacolato sarò lieve battito d’ali
Sarò grido canto respiro
E vincerò la tua eterna assenza
Abbatterò il mistero
Mi hai risarcito dei tuoi occhi
Che più non vedo
Cado nella tua impronta
Nell’incanto fulgente della luna
E muoio e rinasco
E ancora sogno se alla fonte
Di nuovo amore mi disseto
©
Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Rosetta Sacchi
"Gabbiani" - Vincenzo Cardarelli - Non so dove i gabbiani abbiano il nido, ove trovino pace. Io son come loro, in perpetuo volo. La vita la sfioro com’essi l’acqua ad acciuffare il cibo. E come forse anch’essi amo la quiete, la gran quiete marina, ma il mio destino è vivere balenando in burrasca. ^^^^^^^^^°
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