Lasciando lenzuoli aperti al sole
Gianpiero De Tomi
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Lasciando lenzuoli aperti al sole
libellule dal frullo orchestrale
capelli di donna che colano nel fluido
e bocche, aperte d'irriverente sillabario
segni che pemangono sulle schiene
anche dopo la pioggia di liberatorio oblio
statue bloccate in pavide posture
e lucertole saettanti che mutano
la loro pelle, più e più volte nella pietra
scorrendo l'aria di lingue saettanti.
Qual'è la calunnia dal quale difendersi?
Le verità divergono simili all'amore
quando diventa gelido come il cristallo
e si popola di stordite e tremule ombre.
La sommità dei capi è il nodo cruciale
unico passaggio attraverso il veleno
il bruciore della pelle strappata a forza
e ganglico nervoso vento di notti bugiarde
che cela i denti profondi e fauci mai chiuse
polvere di virtù in urli di vizio agognato.
Il frutto dell'albero si è avvizzito
prima che una mano, potesse violentarlo
ed i germogli stentano, udendo il tuono
di un passo dall'insistente e feroce ringhio.
Silenziosa ed ostile come la morte
la vita inganna coloro che veste di fiori.
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Gianpiero De Tomi
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