Venti zero uno
Giovanni Perri
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tra le diciotto e le venti morirò
due ore di lividi lunari
la notte proverò un fastidio
vi vedrò maschere d'acqua
che innaffiate i vostri giardini
con parole che mi commuovono
-metteva le mosche nei bicchieri
coltivava fiori
sanguinava alle feste popolari
ogni tanto moriva
e quando moriva scriveva-
mi cambieranno nome
sarò presto ingoiato da formiche educate che mi festeggeranno
finirò sugli alberi
starò di fianco al tempo
intatto come un osso
preciso
sordo
secco
inventerò bugie
che scriverò di notte
sui tovaglioli di carta
mentre qualcuno dorme al posto mio
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L'autore
Giovanni Perri
Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia
Commenti (2)
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M
Marco Della Fiore18 ottobre 2013
Questo testo è talmente straniante che mi fa quasi paura. Restituisce bene una delle facoltà necessarie alla produzione autenticamente lirica: lo sdoppiamento o se si vuole la propria distribuzione organica. Interessante davvero.
Elena Poldan18 ottobre 2013
Un testo che arriva e fa male, talmente acuminato e preciso il suo intento, integralmente spogliato da orpelli e sovrastrutture.

