Inquietudine latente
carolina parrilla
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Come sinuosa serpe la tua essenza
m'avvolge nell'inerte abbandono
del suo abbraccio letale... Oh eterea presenza
scaturita dal profondo abisso della mia tristezza
in sorsi spumeggianti di nefasto umore
-inquietudine latente-
l'assenzio da te riversato nell'urna del mio cuore
a scemar in dilaganti brividi, d'indicibile apprensione
dispensatori di grida soffocate dentro l'ugola inerme
a vogare ancestrali déjà vu fecondi di confusi tormenti
nella scura penombra di quell'algida ora
che m'aggruma sugli occhi dilatati, spettri aleggianti
al crocevia di spazi senza confini nel solenne silenzio
asperso di buio e sinapsi di stelle, dove inutilmente
mi dibatto cercando una via di fuga al tunnel funesto
in cui mi ha circoscritto il tuo tentacolare alone
Persa in labirinti di specchi
lambisco l'attimo del non ritorno
fra riflessi assetati d'ansia a rimandarmi
in eco i tratti lesionati dell'altro mio volto
(anima spenta) al presente e al futuro
nella prospettiva sfuggente di un ologramma
arreso a un afflato infernale dentro al petto
a derubarmi di sangue nelle vene
in questa morte affrontata da sveglia
dove mi guardo in mille spicchi,
trasformami poco a poco in un'Ofelia
resa folle dal mancato amore
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L'autore
carolina parrilla
Sono un'infermiera di 53 anni a cui piace scrivere per il puro piacere di esternare le proprie emozioni
Commenti (1)
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Riccardo Ruschetti21 ottobre 2013
Lasciano profonde tracce questi versi dove il senso della paura è profondamente tangibile. Un fraseggio ricercato dove la ricerca della parola che renda al massimo è palpabile in ogni passaggio.

