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Donne 21 ottobre 2013 · lettura 2 min · 6840 letture

L'odalisca delle nereidi

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Ti attendevo come la terra che sa che la neve presto gelida tornerà, così come la sabbia non può esistere senza che acqua dal mare non la sommerga. Mi sono ferita con le tue cicatrici, mi sono fatta male, già, caduta e finita con le tue stesse ferite. E maledico il vino, e maledico la pioggia, ma eri come il figlio partorito dalle stagioni, un semidio distrutto dai padri dell’olimpo, ed io... non ero che il dipinto di lei. E strappo le vesti alle ostriche delle coste, e taglio la rete dove sono svenuta, non eri che solitudine fatta uomo, statua del guerriero più acclamato. Volevi il bacio di lei -ed io posai labbra, ti baciai- Volevi il sorriso di lei -ed io ti sorrisi, ti accarezzai- Volevi lei -ed io mi abbandonai-. Me ne andai all’alba come il sole che la spiaggia abbandona, mi alzai con il sangue alle mani. Ferite, le tue sulle mie, cicatrici, le mie alle tue, baci... che tu amavi, da lei. E mi maledissi, metamorfosi di nereide, e mi fusi al sale degli occhi, alle sfumature marine e al dolore, del parto che il bambino mi portasti via. Madre che non aspettava che il figlio, allucinazione di una luna nel mezzogiorno delle sveglie città, ed io, io ora sono qui, nereide incastrata nel tuo incubo, vicina a lui... cullato dalla Terra, nel tuo castello di rabbia, così vicina, che potrei sfiorarlo, così vicina, che potrei perfino spezzarmi, piangendo come tempesta che rinvigorisce l’oceano, così vicina a lui... che torno madre al mio bimbo come mare alla sua sabbia.
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Giorgia Spurio
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