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Riflessioni 24 ottobre 2013 · lettura 1 min · 2506 letture

Il vecchio e (è) il nuovo

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Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Quelle piante cadute un dì in disuso, rimpiazzate da altri vegetali, sembrano ritornare adesso in uso, ed a prezzi senz’altro ben più cari. Chi possiede la "Singer", l’"Olivetti", può ritenersi certo fortunato: fanno punti e caratteri perfetti, se appena sono ancora in buono stato. E, nonostante tutti i suoi difetti, la politica d’una cinquantina di anni fa aveva dei concetti e uno stile che meritano stima. Anche le arti, assai probabilmente, si trovano su strada del ritorno a quelle forme che velocemente vollero alcuni togliere di torno.
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Leggendo il volume 8 dell’"Enciclopedia Einaudi", alla voce "Luogo comune", di Roland Barthes e Jean- Louis Bouttes, mi sono imbattuto in queste righe, che sembrano adattarsi piuttosto bene a questa mia poesia, soprattutto per quanto riguarda l’ultima quartina: "Una vertigine prende il linguaggio; certi individui passano il loro tempo ad assumere conformandosi e a a rigettare, sottoponendo così il discorso a un autentico processo digestivo; aver fame, mangiare (del nuovo), digerire, espellere (ciò che è diventato vecchio): lo stereotipo richiama il controstereotipo, che a sua volta diventa, molto rapidamente, uno stereotipo. Nella letteratura e nell’arte è arrivato un momento in cui il ‘verosimile’ è stato sentito come un linguaggio usato, che si è combattuto - o superato - con una tecnica dell’aleatorio; ma attualmente occorre che questo aleatorio non sia troppo vistoso, altrimenti l’artista ritorna allo stereotipo dell’aleatorio, all’aleatorio come stereotipo. "22 novembre 2018
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (3)

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sergio garbellini24 ottobre 2013

Un omaggio poetico a tutte quelle forme, materiali e non, che hanno dato lustro al nostro passato e che, purtroppo, si sono viste sorpassare della tecnologia moderna, ma la loro presenza tra di noi è durata decenni al contrario di tante invenzioni attuali che durano lo spazio di qualche mese. In questa lirica viene dato un ampio riconoscimento a ciò che ha alimentato queste nuove tecniche odierne, grazie a loro perché sono servite da esperienza e da capro espiatorio per il bene comune. Versi ricchi di tecnica e di poesia molto significativa, apprezzata e condivisa.

Anna Piccirillo ov24 ottobre 2013

Garbata descrizione del "Si stava meglio quando si stava peggio" e rivalutazione di un passato che non è vana nostalgia ma apprezzamento di valori e comportamenti degni di essere definiti "civili"... Proprio per contrastare i tanti che vorrebbero cancellare le nostre radici nel mare dell'oblio, non sarebbe male ritornare a qualche lezione di stile basato non sull'apparenza ma sulla sostanza delle cose... condivido pienamente il pensiero...

Leone Franco25 ottobre 2013

Bravo! E' proprio vero quello che dici: infatti si parla sempre dei "mitici anni" '60 o degli anni del "Boom", mentre a riguardo del 2011 e del 2012 si parla di "Annus Horribilis"... Speriamo ancora nel 2013...