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Sociale 30 ottobre 2013 · lettura 1 min · 2490 letture

Zeitgeist

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Bisogna stare al passo con i tempi, se si vogliono coglier le occasioni. La storia ci presenta molti esempi di gente che mutò le sue opinioni: quasi tutti i fascisti antifascisti divennero nel tempo di un mattino, ritenuti quegli anni furon tristi, abito s’indossò pulito e fino; chi non partecipò al Sessantotto speranze di successo ebbe ben fioche, dovette rassegnarsi e far fagotto, di carriera occasioni furon poche; presero la rivincita, però, gli esclusi dal banchetto comunista, nuova destra fondarono (lo so che già pensate a chi è ancora in pista) . Lo spirito del tempo, come un treno in corsa, accoglie tanti viaggiatori, e subito diventa zeppo, pieno più che d’onesti, di profittatori. (Restare alla stazione, certe volte, conviene se è la meta indefinita, se i percorsi son vaghi, se son molte le incognite del viaggio, della gita.)
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Una vittima dello Zeitgeist fu mio padre. Nato nel 1915, avrebbe voluto studiare, ma non andò molto al di là dell'istruzione obbligatoria, perché la sua famiglia era povera. Chiamato a prestare il servizio militare, fu mandato in Africa, per la sciagurata guerra d'Etiopia; fu conseguentemente fatto prigioniero dagli Inglesi, e poté tornare in Italia (dopo chissà quanti stenti!) solo nel 1946. Mio padre pensava ingenuamente che il servizio reso alla patria per quasi dieci anni potesse servirgli a qualcosa, che gli venisse dato un posto alle Poste (aveva preso in Africa un diploma di radiotelegrafista), o almeno nel grande stabilimento industriale che nel frattempo si era installato nella sua cittadina. Niente di tutto ciò! I tempi erano cambiati, e lui e i quasi altri centomila Italiani reduci da quell'infelice campagna africana furono considerati più o meno come un peso dalla Repubblica appena nata, come uomini ormai sorpassati, perché (anche se non potevano fare altro, laggiù!) erano rimasti nominalmente fascisti fino alla fine delle ostilità. Molti Italiani della madrepatria, invece (e nel Sud fin dal 1943), ebbero tutto il tempo per diventare (o almeno dichiararsi) comodamente antifascisti! Mio padre dovette accontentarsi di lavorare come sarto (mestiere che aveva imparato da ragazzo) e, anche se non parlava volentieri di queste cose, posso testimoniare che conservò per tutta la sua non lunga e non facile vita un profondo senso di amarezza per le ingiustizie subite.16 maggio 2015
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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (5)

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sergio garbellini30 ottobre 2013

Come non condividere questa lirica che parla apertamente della verità, senza fronzoli, mettendo a nudo i voltafaccia politici a favore dei propri interessi, personaggi che a seconda del vento si piegano alla politica del tempo senza un minimo di orgoglio e di amor proprio! In questi fantastici versi vengono riemerse tutte le incongruenze dei politici nostrani, una poesia che oltre alla tecnica sopraffina, mostra una verità indissolubile, molto apprezzata e merita una segnalazione.

Grazia La Gatta30 ottobre 2013

Versi molto condivisi (avendo vissuto, io, quegli anni) e che raccontano verità. Ormai ci siamo (purtroppo) abituati ai voltafaccia e grazie all'abitudine ci troviamo alla situazione odierna (tutti noi abbiamo colpa). In questi bei versi ci trovo della satira e, come sempre, lirica di buona stesura di questo bravo autore.

elena rapisa30 ottobre 2013

Il copione? Sempre lo stesso. I personaggi? Pure. Il finale è scontato: un viaggio in carro bestiame. Come non essere d'accordo?

Giacomo Scimonelli17 maggio 2015

affascinato da questo poetare... una Poesia che ben volentieri farei leggere ai giovanissimi di oggi... condivido questi pensieri di vita che solo chi ha vissuto o condiviso può regalare a ognuno di noi

Paola Riccio23 luglio 2015

Lirica veritiera, schietta, senza fronzoli, scrittura capace di arrivare al dunque grazie a una visione lucida della realtà. Realtà che riscontro tutti i giorni, persone che restano alla stazione in attesa del treno più conveniente.