E d’amaranto mi veste i polsi
Maria Grazia Vai
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Altrove, come il succedere
di una bugia dinnanzi ai diaspri
dell’ultimo grido d’estate.
Oltre le siepi degli occhi,
in questo buio d’argento
che flebile mi ascolta e di
brace mi strazia.
Impervia e silente,
come il cadere della resina
quando s’aggrappa alla gola
e lì -si scava un nido di follia-
Lassù, fin dentro i palmi e la memoria
dove ti mescolo tra giunchi arrugginiti
e il cantico d’un glicine di spine
Accadi, e d’amaranto si veste il seno
mentre risali senza fretta e senza forza
giacendo morbida e leggiadra
come collana
sui polsi aguzzi d’una preghiera
©
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Maria Grazia Vai
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