Non Credo

Chi sono io non lo so, è una vita che mi sto cercando, so fare tutto e non so fare niente. Ma nello scrivere trovo un pò me stesso, nelle poesie entro in contatto con la mia anima e mi metto in relazione con il mondo, con la vita. Nelle poesie che scrivo perdo e ritrovo me stesso, e con esse mi dono. Cercatemi in una
Commenti (5)
Molto bella questa riflessione che si ribella contro quella natura che ha insegnato l'uomo... ad andarci contro. La nota seduce ancor di più perché s'addentra in quella lotta tipica di chi combatte per l'esistenza che abbia senso... Senso di vita piena, che non è mai ricerca di piacere... è invece cammino di una fede che non professa, ma agisce con coscienza e rispetto, con impegno verso ideali concreti che possano far risaltare l'umanità di ogni cosa. Natura e uomo... vivono insieme, nutrendosi reciprocamente e insieme si rinnovano.
In questa esistenza terrena, siamo le vittime di noi stessi giriamo in cerchi, dai quali non riusciamo ad uscire... Cerchiamo il valore di ciò che uccidiamo e poi ricominciamo. In questa sofferta e bella lirica, l'autore si pone al di fuori dell'insieme ed è come si vedesse da puro spirito a carne ... La poesia mi ha rammentato una frase di Kant ... cito " Agisci in modo da considerare l'umanità, sia nella tua persona, sia nella persona di ogni altro, sempre anche come scopo, e mai come semplice mezzo " (Immanuel Kant) Molto apprezzata, sia per forma che per contenuto.
una lirica toccante e bella ... il bambino con il quale il tempo gioca é adulto ormai ma torna a trovarlo da vecchio ... vero con il passare degli anni si torna a volte ad esser bambini... valente autore che arriva al lettore... per il modo di verseggiare... il mio elogio
Poetica finissima dove l'esistenziale viene finemente poetato con sostanza, trasparenza e sensibilità.
L'esordio, tagliente, appare irrevocabile ma la chiusa è una finestra aperta sull'Uomo e sul senso che esserLo comporta. Quell'Uomo che è in ognuno di noi e che, anche nell'agire moralmente condannabile certamente, "vive", continua a vivere da qualche parte del nostro profondo. Fra l'input e la strofa finale vi è l'immagine di una umanità che tende alla prevaricazione, quel " homo homini lupus" che l'autore liricamente depreca, fatto di carne destinata a perire e con cui lo Spirito però convive, indivisibile. Io cerco l'uomo...è quel che mi viene da pensare e l'autore, novello Diogene, lo ricerca innanzitutto in se stesso.





