Dove arrancano le labbra
Maria Grazia Vai
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Li ricordi i miei occhi?
Cercavano il tempo di uno sguardo
dentro l’intima sofferenza di pozzi
nati svuotati. Laddove -ogni voce
mi appariva una condanna stesa
muta sotto ai petali di un sentimento.
Troppo giovani, per amare.
Di quella stagione ammalata d’innocenza
fu la timidezza del tuo sorriso, a bendare
l’approdo di quel dolore. E ad annegare,
come l’inverno non avesse mai taciuto il
suo desiderio, la schizofrenica galera dei
miei passi, rovesciati dentro la luce mai
sfiorata d’una creatura impaziente di respirare.
E adesso che gl’inverni sono labbra di ginepro,
sparse in grida silenziose -e senza vento
io ti scrivo sulla carta dei miei anni, unta
d’inchiostro e poesie andate a male.
Sapranno le mie croci farsi neve
e sparpagliarsi tra le crune dei tuoi passi?
In angoli di nostalgia -e scritte color
lampone, che piovono l’Amore senza
bagnarci le scarpe. Come fossero parole
d’acqua tra i ciottoli di seta delle tue
preghiere.
Dove arrancano le labbra, pur di non
dimenticarti.
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Maria Grazia Vai
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