Sud
Salvo Scamporrino
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Sud (intro)
Ora
raccoglierò
fiori di prato
e giovani papaveri
rossi rossi
non più
tristi crisantemi
adorneranno
ammassi
di macerie
di perduti sogni
ora
soffierò
sulla polvere
cancellerò
le tracce
d’ogni passato
coperto di cenere
urlerò
silenzi spezzati
dal piombo
oppressi
da un cielo
venuto giù
a piangere
con gli uomini
ora
raccoglierò
bianca zagara
che il vento
del Sud
disperde
sui rovi appassiti.
Sud
Non più profondo
d’un pozzo d’acqua dolce
non più infuocato
d’un lapillo di vulcano
non più confondo
l’immenso mare con gocce
che giù senza fiato
scivolano sulla mano
ed è rosso il colore
di fragola spappolata
sotto un sole mai sazio
d’incenerire cuore e pelle
non più sarà l’odore
d’erba secca bruciata
non più sarà lo strazio
a far piangere le stelle
di questa notte appiccicosa
di resina che cola
dentro corpi sopraffatti
da storica apatia
non più appassirà la rosa
ne rimarrà da sola
nel giardino dei misfatti
e delle idee in avaria.
Sud (chiusa)
Aiuto! Ma chi ascolta?
Forse l’anima vagante
d’un sentimento di rivolta?
Aiuto! Urlo incessante
che rimane in gola,
soffocato e soffocante.
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L'autore
Salvo Scamporrino
Nato in terra di Sicilia nel 1960, scrivo solo per passione e per comunicare ciò che sento o percepisco. Ogni idea o sentimento che viene esternato in qualsiasi forma va sempre accettato per quello che è. Criticare e giudicare è soltanto un punto di vista. Con questo spirito bisogna leggere e SCRIVERE.
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