Ed era quasi un paradiso

La notte fu noia, un lento vagare
attesi l'alba centellinando rime.
Lieve si ridestò l'aurora,
rosso il sole fulgente:
tra i rami sembrò colare sangue.
Aggrottai la fronte, lo sguardo stupito
da tanta bellezza, ferito.
E vidi i colombi levarsi in volo
in un'unica fuggevole bianca ola,
lambirono frescura i salici,
udii dai roveti
pigolii e frusci d'insetti;
nell'apice azzurro cantò l'allodola,
l'aria odorò di fiori e umidore di piante.
Pensai al principio delle cose:
l'etere, l'aria, l'acqua, il fuoco,
artefici d'ingegni prodigiosi,
sempre nella giusta misura
nel compimento di completezza
d'ogni universale particella.
Fu quella la mia poesia
splendida, già creata,
che dona senza inganni.
Essenze e attimi d'armonie solenni
scrissero per me un nuovo poema
nella mia anima la sua melodia:
brevi istanti di colori struggenti
“... ed era quasi Paradiso”
©
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