PIOGGIA a NOVEMBRE
Francesco Rossi nato a Sestri Levante il 24/01/1958 Pensionato. Terminata la scuola dell'obbligo nel 1974 assunto come operaio in una ditta, nel 1976 assunto in Fincantieri dove per 35 anni ho svolto la mia professione di operaio speciallizato. E' in quei anni che si completa la mia formazione culturale con l'impegno
Commenti (12)
la pioggia come lavacro benefico per l'anima. Poesia molto intensa ed apprezzata. felice domenica
Quell'abituale assenza dettata dalle lacrime del cielo dà a questa lirica molto suggestiva quel senso di bellezza malinconica e triste.
piange il cielo intercalando le sue lacrime con il corso della vita... versi intensi e pieni di pathos ... un piacere leggere queste opere...
La pioggia cade lieve sul paesino sprofondato nella solitudine e la malinconia sfiora il poeta regalandoci come sempre versi poeticamente intensi!
Animi rivoluzionari che si sentono emigranti, bellissima malinconia sentita, sembra di vederlo questo delizioso paesino brulicante d'estate, quasi disabitato d'inverno, con la pioggia che incalza nella tristezza dell'animo e rende tutto più amaro nel silenzio della stagione fredda contrapposta al vociare e alla vivacità estiva
E' triste vedere un paese vuoto e, sol più, vecchio; se poi si aggiunge la pioggia avanza, anche, la malinconia. Poesia bella e apprezzata.
E’ vero, sono tristi questi paesini che solitari si arrampicano quando non è il momento delle vacanze – in particolare quando il cielo è plumbeo e lacrime scendono copiose. Autore molto sensensibile a quanto vive intorno a lui.
Piange il cielo sulla solitudine d'un paese dove l'autore "nell'avanzar come emigrante" ne percepisce il vuoto ed il cuore sprofonda nella tristezza... Molto intensa ed apprezzata!!
Solo l'occhio del poeta coglie il lento morire della storia, manifestato anche attraverso la desolazione di piccoli borghi non più ridenti... mi ispira un seguito... complimenti!
L'assenza come vuoto... Rende lo scenario di questo paesaggio malinconico soprattutto quando l'inverno incede con le sue nubi e pioggia. Versi di grande sensibilità. Complimenti
Una grande tristezza in questi versi: un paese che si spopola della sua gente, che sembra perdere in quest'abbandono la sua identità e le sue tradizioni ben simboleggiate da quel "rigonfiamento materno". desolazione e pianto ... e una domanda che è molto profonda, cos'è più doloroso, il dolore o l'apatia?
Ho potuto vivere per un certo periodo in un borgo "ponentino"...ed è quanto mai reale la sensazione "invernale" dell'impoverimento demografico che si respira tra quei viottoli che fino a pochi mesi prima pullulavano di vita e di beata gioventù! Una quiete che... non sa di quiete! Bravo Francesco nel saper trasmettere efficacemente quel senso di chi rimane... come un guardiano notturno in attesa del ritorno del giorno... dell'estate.












