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Riflessioni 1 dicembre 2013 · lettura 1 min · 3072 letture

PIOGGIA a NOVEMBRE

Francesco Rossi 1097 poesie pubblicate
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Una sottile pioggerella Su questo borgo levantino Disabitato, dal mio animo, rivoluzionario. Esile in questo imbrunire novembrino Per un suono che effonde musiche Senza un sospetto sul rigonfiamento materno Dilatato dall’intimo. Avanzo come emigrante Nel mio paese Per cogliere l’angosciata voce Dell’abituale assenza Dettata dalle lacrime del cielo Che s’intercalano con il suo smettere All’indolore o al dolore.
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© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.

Un bellissimo paese della Riviera ligure che nella stagione invernale perde parte del suo fascino per l’invecchiare della popolazione. L’abbandono forzato di tanti giovani che non trovano casa perché vengono affittate come seconde case o tenute vuote e affittate ai turisti nei mesi estivi, ha fatto sì che quella grande spensieratezza che in riva al mare sempre si gode, venga contaminata dal vuoto o dall’assenza. Dolore? O Indolore?

L'autore
Francesco Rossi

Francesco Rossi nato a Sestri Levante il 24/01/1958 Pensionato. Terminata la scuola dell'obbligo nel 1974 assunto come operaio in una ditta, nel 1976 assunto in Fincantieri dove per 35 anni ho svolto la mia professione di operaio speciallizato. E' in quei anni che si completa la mia formazione culturale con l'impegno

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Commenti (12)

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Antonella171 dicembre 2013

la pioggia come lavacro benefico per l'anima. Poesia molto intensa ed apprezzata. felice domenica

Alberto De Matteis1 dicembre 2013

Quell'abituale assenza dettata dalle lacrime del cielo dà a questa lirica molto suggestiva quel senso di bellezza malinconica e triste.

carla composto1 dicembre 2013

piange il cielo intercalando le sue lacrime con il corso della vita... versi intensi e pieni di pathos ... un piacere leggere queste opere...

Caterina Zappia1 dicembre 2013

La pioggia cade lieve sul paesino sprofondato nella solitudine e la malinconia sfiora il poeta regalandoci come sempre versi poeticamente intensi!

Carla Colombo1 dicembre 2013

Animi rivoluzionari che si sentono emigranti, bellissima malinconia sentita, sembra di vederlo questo delizioso paesino brulicante d'estate, quasi disabitato d'inverno, con la pioggia che incalza nella tristezza dell'animo e rende tutto più amaro nel silenzio della stagione fredda contrapposta al vociare e alla vivacità estiva

Grazia La Gatta1 dicembre 2013

E' triste vedere un paese vuoto e, sol più, vecchio; se poi si aggiunge la pioggia avanza, anche, la malinconia. Poesia bella e apprezzata.

Berta Biagini1 dicembre 2013

E’ vero, sono tristi questi paesini che solitari si arrampicano quando non è il momento delle vacanze – in particolare quando il cielo è plumbeo e lacrime scendono copiose. Autore molto sensensibile a quanto vive intorno a lui.

Melina Licata2 dicembre 2013

Piange il cielo sulla solitudine d'un paese dove l'autore "nell'avanzar come emigrante" ne percepisce il vuoto ed il cuore sprofonda nella tristezza... Molto intensa ed apprezzata!!

Anna Piccirillo ov2 dicembre 2013

Solo l'occhio del poeta coglie il lento morire della storia, manifestato anche attraverso la desolazione di piccoli borghi non più ridenti... mi ispira un seguito... complimenti!

Tonia Fracella2 dicembre 2013

L'assenza come vuoto... Rende lo scenario di questo paesaggio malinconico soprattutto quando l'inverno incede con le sue nubi e pioggia. Versi di grande sensibilità. Complimenti

Una grande tristezza in questi versi: un paese che si spopola della sua gente, che sembra perdere in quest'abbandono la sua identità e le sue tradizioni ben simboleggiate da quel "rigonfiamento materno". desolazione e pianto ... e una domanda che è molto profonda, cos'è più doloroso, il dolore o l'apatia?

Riccardo Ruschetti3 dicembre 2013

Ho potuto vivere per un certo periodo in un borgo "ponentino"...ed è quanto mai reale la sensazione "invernale" dell'impoverimento demografico che si respira tra quei viottoli che fino a pochi mesi prima pullulavano di vita e di beata gioventù! Una quiete che... non sa di quiete! Bravo Francesco nel saper trasmettere efficacemente quel senso di chi rimane... come un guardiano notturno in attesa del ritorno del giorno... dell'estate.