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Dialettali 6 dicembre 2013 · lettura 2 min · 1527 letture

Un ritrovo STRAVAGANTE di ROMA

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sergio garbellini 2777 poesie pubblicate
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(A Roma ce sta ‘n tipico locale: er Ristorante de “LA PAROLACCIA”, ce vanno i forestieri, è naturale, perché c’è la “parlata romanaccia”). ...... ... ... ... ... ... ... ... ... ... ...So’ annàto giù, a Trastevere, a fa’ cena, ar Ristorante de “La Parolaccia” e quella sera me sentivo ‘n vena de rimedia’ ‘n’insurto su la faccia e sì perché là drento er cameriere te guarda ‘n fonno a l’occhi e, poi, te dice: “Che magni co’ la bocca o cor sedere? Tu moje è ‘na vorgare meretrice, ‘na zòccola, ‘na vera prostituta, se vede dall’aspetto che va a ‘batte’ e tu ci hai ‘n’aria stàtica, sbattuta, co’ certe guance bianche come er latte!”. “La Parolaccia” è ‘n posto rinomato perché c’è ‘n turpiloquio romanesco e ‘n clima d’offese. E’ prenotato da tanta gente in cerca der grottesco! Mi moje sorideva e acconsentiva, sapeva che all’interno der locale s’usava ‘na parlata ‘n po’ offensiva pe’ mantené l’usanza rituale. ...Pe’ cena: la bruschetta, l’affettato, la matriciana, penne all’arabiata, sarcicce, carne, abbacchio prelibato, le patatine fritte, l’insalata, er dorce cor caffè pe’ chiude er conto, co’ quarche ortraggio, offesa e scortesia de tipo sessuale, pe’ l’affronto ..., ...ma tutto va accettato co’ ironia! La musica sonàta alla pianola, cambiànno le parole alle canzoni, pe’ sfotte quarche ... “pezzo de fijola” ...che nun accetta le provocazioni. I “vaffa...” sono all’ordine del giorno, ce so’ le frasi sconce, colorite, apprezzamenti spinti, pe’ contorno, co’ tante parolacce trasgredite. E, poi, quann’è finita la serata er cameriere t’obbliga a compra’ ‘na t- shirt, co’ sopra prestampata, “La parolaccia” e tu ... devi paga’ ... ...se te rifiuti ... lui te lo rinfaccia ... e, poi, te tira ... er tovajolo ‘n faccia! .
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Tengo a precisare che la suddetta poesia è stata scritta in vernacolo, ma in romanesco ... di periferia! Avendo l'autore abitato a Roma per 50 anni, ma in una zona periferica lontanissima da Trastevere e Testaccio dove il dialetto è prettamente originale.

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L'autore
sergio garbellini

Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d

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Commenti (6)

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carla composto6 dicembre 2013

vero, quale romano de roma, non conosce questo locale almeno per sentito dire... bisogna avere coraggio e sapere a cosa si va incontro... testaccio cuore di roma pe salutatte de dicono a 'n fame che ma' ricconti... bravo sempre il poeta che ha proprietà di linguaggio sia in italiano che in vernacolo un plauso a questa sua... so' romana puro io

Colorita lirica per una colorita e un po' strana realtà, davvero è difficile capire l'animo umano: non ci bastano le ingiurie del quotidiano, andiamo anche a pagarle! Certo, è uno scherzo, ma lo trovo un po' di cattivo gusto e soprattutto non condivido le motivazioni di chi ci si reca; la curiosità, magari, ma in questo caso credo che una sola volta potrebbe bastare

Rosy Marchettini6 dicembre 2013

Sono sata in qel locale svariate volte è tutto da ridere se non si offende! Ho apprezzato molto questa tua poesia che sa ben descrivere ciò che accade

Enrico Baiocchi6 dicembre 2013

Versi spassosissimi che fotografano in maniera assolutamente veritiera l'andazzo del locale. Pur essendo romano de Roma, condivido in parte quanto detto da Francesca Maria, non tanto per le ingiurie e parolacce, quelle si sa a priori che sono finte come anche il comportamento estremamente coatto del personale, quanto perché una volta andati non c'è più nulla da scoprire, e tutto sommato anche per ciò che riguarda la cucina, a Roma si trova di molto meglio. Comunque un grande plauso all'autore che è riuscito con sapienza ed ironia ad illustrare questo locale tipico di Roma.

elena rapisa6 dicembre 2013

il poeta a rendere esilirante l'atmosfera che sanno creare in quel locale. Lo conosco di nome, ma non di fatto. Più un'attrazione turistica e se son stranieri ancora meglio che forse capiscono solo il tono. Sempre tanto gradevole leggerti Sergio

Massimiliano Moresco6 dicembre 2013

Impossibile non apprezzare questa poesia divertente ed ironica, dove l'autore si cimenta in questo dialetto tra i più spassosi e simpatici. Quello che mi ha colpito maggiormente è il consueto humor di Sergio, quella capacità di raccontare le storie più improbabili, senza puntare il dito e senza pretenziosi ammonimenti morali. L'autore è insomma in grado di far emergere tutta la tragicità di una storia, svelando una verità con arguzia e delicatezza anziché che rivelandola con toni profetici e saccenti.