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Sociale 9 dicembre 2013 · lettura 3 min · 1804 letture

Messaggio disperato di una figlia

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sergio garbellini 2777 poesie pubblicate
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Mi chiamo Silvia, ho solo sedici anni ed ho saputo, tramite un’amica (con frasi delicate, senza inganni ..., ...io la ringrazio e Dio la benedica), che appena nata venni abbandonata in clinica ... e chi mi ha partorito non ha voluto esser registrata! Un fatto questo che non ho capito! I genitori veri, sono quelli, che quando cadi corrono ad alzarti, perdonano i capricci più ribelli e sono sempre pronti ad aiutarti! Marito e moglie, con cui son vissuta, son due persone semplici, gentili e m’hanno sempre amata e sostenuta con gesti e atteggiamenti signorili e li ringrazio, infinitamente, ...però adesso ho un chiodo dentro al cuore, vorrei la verità assolutamente, desidero mia madre ed il suo amore! Ho fatto le ricerche ed ho scoperto che sono nata il ventisette maggio, all’una e trenta, è scritto nel referto! ...Adesso, mamma, questo è il mio messaggio: “Ma io che colpa avevo ad esser nata? Tu m’hai abbandonata o m’hai venduto? Ma come madre, dimmi, m’hai guardata ...almeno per un misero minuto? Ti sono apparsa mai in qualche sogno? ...Se mi vedessi ora, son diversa, son signorina ed ho assai bisogno di te, perché io sono un’introversa! Desidero incontrarti ed abbracciarti, per farti qualche tenera carezza, guardarti dentro gli occhi e, poi, baciarti, con tanto affetto, gioia e tenerezza! ...Mi guardo nello specchio e mi domando, chissà se ti somiglio in qualche cosa, nel fisico o nel tipo, in modo blando, o, come me, sei timida e orgogliosa? Ho il cuore in pena, dammi tue notizie, fammi sapere almeno se sei viva! Siamo a Natale, è tempo di delizie, sarò con te devota e comprensiva! Sapessi mamma, quante volte ho pianto ...! ...Lo strazio è diventato disumano! Ti cerco per tenerti sempre accanto ...e confidarmi ... con il cuore in mano. Un giorno, non lontano, sarò mamma e, allora, capirò quel tuo dolore dovuto certamente a un grande dramma e a quanta sofferenza avevi in cuore. Ma oggi, se tu avverti ancor la fiamma che brucia dentro, per l’amor filiale, avanti, forza, ... ti scongiuro mamma, regalami un fantastico Natale! ” .
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E' una delle tante storie che si ripetono spesso, l'ho scritta sul piano personale di una ragazzetta, ma l'argomento investe una situazione generale molto più vasta. Tengo a precisare che il nome "Silvia", come pure gli anni di età, sono entrambi di fantasia, inventati per ovvii motivi.

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L'autore
sergio garbellini

Non sono un poeta classico, né sublime, scrivo liriche prosastiche riguardanti le vicende quotidiane, mi piace trattare argomenti inerenti alla vita in modo razionale ed in particolare parlare di donne. Ho scritto 6000 liriche, 60 libri, 7 poemi e moltissime canzoni. Scrivo dal 1947, dall’età di 12 anni, ma nel corso d

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Commenti (5)

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carla composto9 dicembre 2013

genitori son quelli che crescono i figli, anche se a volte ci possono essere drammi che sconvolgono la vita e che portano ad azioni forti e dolorose, come l'abbandono di un figlio il mio elogio al valente autore...

Sara Acireale9 dicembre 2013

Non c'è bisogno di partorire una figlia per essere mamma. Mamma è colei che cresce il bambino (bambina) con amore e dedizione, che veglia sul suo sonno, aiuta a fare i compiti, se la figlia ha un dolore soffre per lei, gioisce di ogni suo successo. La maternità e la paternità non sono doni che vengono dal cielo ma, giorno dopo giorno, si diventa GENITORI. Per quanto riguarda la madre naturale è meglio lasciarla nell'oblio perché in quel momento ha fatto la cosa migliore dando alla figlia la vita e l'opportunità di un'esistenza migliore...

Enrico Baiocchi9 dicembre 2013

Una lirica molto ben costruita, molto toccante, che riflette il dramma immenso di tanti figli abbandonati, ma che personalmente avrei preferito non avesse nomi e riferimenti precisi che sono certo siano del tutto inventati (credo sarebbe opportuna una specifica annotazione). Comunque l'autore, come spesso avviene, nelle sue liriche riesce a ben trasmettere le emozioni e le sensazioni che assalgono i comuni mortali negli eventi anche tragici della loro esistenza.

Altamente drammatica questa lirica in cui l'autore si fa portavoce sincero e autentico di quella difficile condizione che vivono i figli abbandonati alla nascita seppure hanno poi avuto una famiglia adottiva che ha sopperito in tutto e anche di più ai fabbisogni affettivi e materiali. l'autore nella sua profonda umanità sa bene quanto siano importanti le nostre radici e quanto sia doloroso il pensiero di non essere stati accettati dalla propria madre. E la conferma ci viene dalle cronache e da tante trasmissioni televisive che portano alla ribalta questo bisogno incoercibile di conoscere chi ci ha messi al mondo

elena rapisa9 dicembre 2013

Mi unisco totalmente a quanto espresso da Sara e Carla. Genitore è colui che cresce con amore un bimbo. Però posso capire quel desiderio di sapere chi era colei che ti ha dato la vita. Molto spesso alla conoscenza diretta è seguita una grande delusione che ha fatto ancor più male del non sapere. Non solo un superlativo poeta, ma anche un profondo sentire delle problematiche .