L'offesa
salvo bonafe
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Indagare il pensiero dell’inconscio donna,
per intendere dell’ amore l’altra forma,
per accostar di lei la leggiadria
che in malizia può cangiar ipocrisia.
Capire da quegli occhi di malcelati rancori,
or galleggianti
tra una cascata di fili d’oro rosseggianti
e una maschera di lattiginose perle brunite.
E ancor sapere come mutar si può,
nonostante la ruga del tormento,
in brillanti il laido sudiciume
con movenze gesti e delicate maniere
che par divina stirpe appartenere.
L’essere siffatta ti dona il privilegio
agli occhi miei di porti sopra un cippo
che sovrasta in altezza il mio nano “essere uomo”
cui non basta al risalir perdono.
Ecco, signora mia, miele di vita,
che donar sai tenere carezze
che vestir sai con pazienza le carni dei bambini,
che riempir sai di sé tutto me stesso.
Ti ammiro in lontananza come in sogno:
avvolta in soffice mantello, evanescente,
con movenze gesti e solite maniere
di dame d’altri tempi e cavalieri.
Ora ti chiedo ove fu fallo
da provocar in te cotanto dolo
da riserbar per me
la ragion di lungo assolo?
©
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L'autore
salvo bonafe
Sono nato a Palermo, dove tutt'ora vivo. Ho viaggiato tanto , ma ora mi sono fermato, all'abbrivio di vecchiezza. Da "grande" ho scoperto la passione per la poesia, che vivo come una carezzevole compagna della giornata. Amo leggere e leggo l'amore. Credo nei valori della vita e penso amaramente che la vita voglia t
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