"Il Ciclo di Saros"
Stefano Drakul Canepa
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la mano ferma
segna antica ruggine
su lune nere (D)
Cento e cento aurore fuori tempo,
l'argento dei dolori ora sarà breve
e le tante sere arroventate piano
con il viso rivolto al lato oscuro
Buio convesso, semplice riparo
per i veleni sussurrati al vento
e il tempo dei colori resi a notte
sulle follie d'eclissi addormentate
Grani di cielo sul cerchio irrisolto
e dieci grate indaco ad affilata meta
sorprese dal passaggio di stagione.
Il sole trema, non è ancora morto
Torto dei giorni spesi a temporale,
le nuvole ritornano a maledizione
sull'orizzonte pallido di terra lesa.
Il ciclo è sorto ancora, è luna nera
Mille e mille luci di petrolio amaro
Avaro il seme di un'antica mano.
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L'autore
Stefano Drakul Canepa
Commenti (2)
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nemesiel19 dicembre 2013
Il ciclo di Saros... eclissi di luna ed eclissi di sole... si ripetono ciclicamente, incessantemente. Ma non è solo natura in questi versi... luce e buio si alternano nell'umano esistere... Metafore pregevoli in versi che posseggono la consueta musicalità ed eleganza.
Annamaria Barone20 dicembre 2013
nell'antichità l'eclissi era vissuta come cattivo presago: il sole o la luna sparivano ingoiati dal buio, panico, incertezza, buio che toglie anche il pensiero. E questo sento in questa splendida lirica che coinvolge il lettore in un viaggio senza fiato. Trovo l'ultima quartina insuperabile, la poesia tutta è una vera perla. Chapeau


