Lei
Nievdinessuno
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La distanza è nelle palpebre, si batte il suono
muta in piccoli sistemi, vocali
galleggiano nel viaggio di lenti fotogrammi di una mente
acchiappata dai sogni per gioco, o per tempo di un vivido
incanto, poi lasciandosi alla maniera
di fare l’amore appena svegli.
Vedo, esplodere sul mio petto
l’eternità più pura scandire
in nuovi retaggi della bellezza,
piccoli oracoli della sera scindersi
nelle tue mani, dolcemente
rabboccano coperte fino alla tua casa.
Sei semola, voli, scagli su ogni fibra
la ghiaia che da bambino
infilavo in bocca, appena la luce
trafiggeva la profondità dell’acqua,
il sangue fa densa la mia pelle
scioglie sul tuo seno la complicità
di una lacrima che riflette
il sospetto principio di essere l’amante più fedele
di quel probabile amore che ho visto,
quando conobbi, là, qualcosa di te.
Così, la prima volta,
sei la luna tace a un Dio più grande di me
sulla terra che cala la testa
a cercare prove della mia innocenza.
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Nievdinessuno
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