Mejo nu' rischia'
Io penzo che de llà doppo la morte
ce sta comme na granne prateria
senza ne stanze ne finestre o porte
è ‘r posto più ‘nfinito che cce sia.
Ognuno aspetta de sape’ la sorte
inferno o paradiso che Vossia
deciderà speranno che a le vòrte
nun se confonne pe’ antipatia.
Mefisto te farà da compagnia
si te comporti male ar focheraccio
t’abbraccerà in eterno l’agonia.
Io già da mo pe’ nun sbajà me faccio
tanti de quelli cavolacci mia
arispettanno puro chi è bojaccio.
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L'autore
Gian Franco Dandrea
Fissare su carta mediante parole, le emozioni di un momento, le vibrazioni dell'anima, il recondito sentire, è come mettere insieme le tessere di un mosaico, è come dipingere o creare musica. Ecco, la poesia è tutto questo messo insieme, i versi danno colori, note musicali, vibrazioni al cuore, è una festa multimediale
Commenti (1)
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sergio garbellini26 dicembre 2013
Un simpaticissimo sonetto in vernacolo, con tanto di tecnica, metrica, rime e poesia. Il tutto in tono canzonatorio come si evince dai versi che rispecchiamo la romanità, dialetto tra i più trattati in questo sito, molto scorrevole e significativo, una trama originale, piaciuta ed apprezzata.