De profundis clamo ad Te, Domine
alias Marina Pacifici
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Dall'abisso della memoria
nella tempesta
una luce ho cercato
tra sartìe spezzate
le tue mani non sfioravano più le mie.
In un tempo senza tregua,
prodigo solo di bugie
e del ghigno di consunte maschere
in un giorno che non è risorto
esule dal conforto della storia
dimmi, Padre, cosa resta?
Solo la notte del dubbio
e della solitudine nel Getsèmani
orfana del sollievo di preghiere.
Se la selva dell'amore
s'infittisce in brughiera tra tenebra ed inganno
non lasciarmi tra i flutti indarno
in una nebbia che non annuncia il domani.
Ascolta la mia voce
ed il pianto nell'urlo del fortunale
sarà canto nella carezza del tuo sguardo
ai piedi della Croce.
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