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Satira 8 maggio 2007 · lettura 1 min · 3989 letture

Sala d'attesa

Salvatore Ambrosino 783 poesie pubblicate
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M'intreccio le dita e il tremor delle gambe non riesco a frenare. Con lo sguardo penetro al di là della porta e la invito ad aprirsi Su ogni cosa sputo la mia ansia e la mia impazienza, il pensier di andar via m'assilla, ma la speranza mi fan dondolare su quella panchina. Il sangue si ribella nelle vene quasi m'esce dagl'occhi aspetto un istante poi vado via. Per incanto s'apre la porta e appare una splendida donna vestita di bianco Mi guarda e senza proferir parole mi dona un sorriso Voltandosi verso la porta la sua mano gentile ci attacca un cartello... Chiuso per ferie
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l'attesa da un specialista

L'autore
Salvatore Ambrosino

Il mio nome è Salvatore Ambrosino, gli amici mi chiamano Satos, sono nato a Caracas- Venezuela – nel 1961 e nel 1964 i miei genitori si sono trasferiti in Italia nella zona Vesuviana a Saviano provincia di Napoli dove ho vissuto con la mia famiglia fino a 20 anni. Ho un diploma conseguito nel 1979 a Pomigliano d’Arco

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Commenti (5)

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G
Giusi8 maggio 2007

tutto il corpo è pervaso dalla frenesia della lunga attesa, è come condividerla nel leggerla... grande Nunzio... anche il finale con quel... chiuso per ferie

M
Marina Como8 maggio 2007

molto ben descritta l'attesa. ma io l'avrei messa in satira (almeno voglio sperare!) .

Giovanni Monopoli8 maggio 2007

rimane sempre snervante quando ciò avviene... la calma è la virtù dei forti... anche nel bisogno... dello specialista

F
Francesca Coppola8 maggio 2007

eheheh messaggio inviato ironicamente alla chiusa. piaciuta!

M
Maria Francesca8 maggio 2007

Bella interpretazione dell'attesa, metafora, forse della speranza e della necessità, dell'urgenza nella malattia e purtroppo la porta non si apre al bisogno, non si apre al conforto.La sensibilità é morta.