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Introspezione 12 gennaio 2014 · lettura 4 min · 792 letture

Il silenzio degli usignoli

B
Benito Patitucci 3 poesie pubblicate
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Hai chiuso gli occhi e ti sei chinato sulla tua carne... La notte è discesa repentina, come lo scatenarsi di un temporale estivo, con fulmini a tratteggio che disegnano sinistre figure di morte e il vento che frammenta impetuoso il suono di romanze pagane, rimbombanti insieme ai tuoni che spaccano i timpani e annichiliscono la spavalderia di un misero eroe di cartapesta... L’uragano s’è scatenato improvviso e ha rapito la sabbia del deserto che s’è innalzata nel cielo sfiorando la stratosfera, come una colonna di fuoco destinata a spianare persino gli angoli piú reconditi dell’umana inettitudine... Ha ululato a lungo, modulando la lugubre risonanza che atterrisce la vita e la scaglia nella piú completa impotenza; ha sferzato le sembianze di sogno e le ha trasformate in briciole, come il rullo compressore schiaccia i frammenti di rocce millenarie riducendoli in pulviscolo sabbioso; ha contorto i tralci dell’esistenza e ne ha cavato fuori l’essenza per scaraventarla nel fango... Perché il mondo ha invertito i poli e si è capovolto il nord e il sud, mentre tropici ed emisferi non hanno più posizioni fisse e si allagano le pianure e si sgretolano le montagne e vengono inghiottiti anche i sospiri...? Come hanno potuto le tue mani subire una trasformazione così brutale e scambiare il ruolo di sostegno con quello di spietato persecutore...? Non erano state pur esse create per protendersi nel cielo e implorare aiuto e benedizioni, per curare ferite e lenire patimenti, per detergere una lacrima affacciatasi improvvisa sul ciglio...? Anche i naturali predatori, una volta azzannata la preda, non hanno il coraggio di alzare la testa: come se una forza imperscrutabile li soggiogasse e sottomettesse, facendoli sentire impotenti e meschini... Oltrepassando il limite dell’osabile ti è forse balenato davanti il gorgo insaziabile e tetro nel quale ti ha gettato in un attimo l’irrazionale morbosità che ha oscurato le tue pupille...? Eppure, eri stato proprio tu a comprare il primo paio di scarpe, la prima camicetta guarnita di pizzo, il primo cono gelato e il primo pane... Riverso sul tuo stesso Dna, hai sentito il tremore delle membra e hai percepito il battito tumultuoso di quel piccolo cuore in tempesta... hai letto in quegli occhi sbarrati sgomento e incredulità per un gesto inimmaginabile che avrebbe finito per segnarne l’esistenza con un indelebile marchio di fuoco... hai visto variopinte primavere svanire come semi di soffione che si disperdono nella calda luminosità di giugno... hai sentito gli usignoli zittire improvvisi i loro gorgheggi, come se il vento di tramontana avesse gelato quelle ugole meravigliose... hai visto i campi di papaveri trasformarsi in aridi deserti, dove strisciano serpenti velenosi e brulicano tarantole e scorpioni... hai visto l’azzurro del cielo trasformarsi in un mare di pece e inghiottire ogni raggio di luce... S’è fatto buio, intorno, hanno smesso di risuonare le voci, mentre Eolo è rimasto senza fiato e Nettuno ha arrestato perplesso l’incessante andirivieni delle onde... Solo la tempesta ha lanciato oltre il tempo il suo urlo di dolore... Ma come belva predatrice hai chinato il capo all’incoscienza e ti sei gettato a capofitto nel gorgo immenso della scellerataggine: quel buco nero che travaglia l’universo e che ha solo un angolo d’entrata e nessuna tangente per uscirne...!
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L'autore
Benito Patitucci

Benito Patitucci è nato a Lattarico in provincia di Cosenza.Cosentino di adozione, è stato un dinamico imprenditore nel campo della computergrafica, oggi in pensione. Giornalista pubblicista, ha collaborato e collabora a quotidiani e riviste culturali di vario orientamento, dirigendo inoltre un periodico da lui stesso

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