Canzone d'Inverno
Massimiliano Zaino
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Veggo che ‘l ciel sen giace mesto, e ‘l verno
orba di nebbie i venti,
e spira un lugubre istinto, e una brezza
fredda ne fa tormenti,
e l’alba neve a ischerno
fere le selve, e terribile olezza,
e dolce e inquieta mi par sua bellezza.
Or mi rammarico per cotal gelo,
e piango in gemiti ai piedi d’un pruno,
e ‘l spoglio legno e bruno
l’alma mi specchia caduta dal Cielo,
e queste nebbie mi son crudo velo;
e vienmi tosto al core
un freddo brivido, e un ansio desiro
mi coglie inquieto: Amore...
e i campi ignudi mi sono un martiro;
e or scorgo ‘l scarno corvo
che in sulla terra e in su’i solchi si giace,
e che coll’ugne fa questua d’un verme,
ed io non son che germe,
e in questo verno non trovo più pace,
d’Amor non son capace...
ed or che vien la sera
scorgo le tenebre e mai l’Infinito,
e l’aura stammi altèra,
perso per sempre, e per sempre ferito.
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
Commenti (1)
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Francesco Rossi12 gennaio 2014
Un bel poetare, curato, cadenzato con piene note di musicalità

