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Impressioni 13 gennaio 2014 · lettura 3 min · 1478 letture

Ode all'Inverno

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Oh inquieto verno e pallido, oh nebbie, oh fredde nevi, oh bei e innevati termini de’ lungi monti, oh lievi fiori di ghiaccio e belli, oh immoti e pii ruscelli che gemon spenti al ciel! V’ammiro, e tanto e tremulo m’affanno al vostro aspetto, onde molt’ansie assalgonmi, e più non n’ho diletto, e scorgo ‘l vostro orrore, mi raggelate ‘l core, e siete un niveo vel. Le nebbie vanno e s’alzano ove ‘l mirar si vela, gl’immensi calli coprono, e ‘l ruscelletto gela, piove dal mesto vento un senso di tormento, e l’aër va a tremar; e l’ansie selve dormono, dall’oidi son trafitte, ai loro piè di radiche l’impronte stan di slitte, e ‘l ramoscello spoglio uccide ‘l suo germoglio e involasi al lagnar. Al finestrel immobile mi giaccio, e guardo fuori, veggo che ‘l ciel pioviggina incerti e foschi umori: la nebbia piagne al suolo, la neve è in sul suo volo, e la bufera vien, e lunge scorgo ‘l margine nebbioso d’una pieve, il campanil si spasima, e la campana beve un fior di questa pioggia, vicin sen sta una roggia, e n’è ghiacciato ‘l sen; e iscopro un’ombra in tenebre d’un cimiter vegliardo, tra l’oidi le sue lapidi mostrano un fior beffardo di rosa senza Vita, e la Natura ardita si dorme in rio dolor... e i bei cipressi e i platani che stanno in sul vïale in tra le nevi tremano e in sul freddo maëstrale, e quivi disadorni son pure i tigli e gli orni, ed io mi strazio ‘l cor. Pe’i campi i corvi gridano, si giacciono in su’i fieni, le gallinelle raspano i solchi - quei più pieni di freddi vermi - e vanno in questua dell’affanno, e forse allor morran; e l’alte vette orribili de’i monti io scorgo appena, un senso e un neo di brivido m’assalta ‘l cor, l’ischiena, e delle nebbie è torto se ‘l volto mio ch’è smorto non può veder lontan... e sento l’urlo e ‘l gemito del can d’un cacciatore, d’un corno intendo ‘l sibilo, la vittima che muore, e in sopra d’una cuna tra ‘l sangue v’è la Luna, e il vespro or qui verrà, e all’orizzonte gelido m’è ignoto ‘l suo venire, non v’è tramonto, esanime tra fosche va a morire il grigio cielo, e grida la neve torva e infìda che più non ha pietà. Orror del verno, oh ceruli nembi d’ignoto colmi, oh piogge, oh nevi, oh frassini, oh rei arboscel degli olmi, oh fredda e inquieta Notte, oh calli, oh campi, oh grotte, oh freddi e cupi avel! V’ammiro e tremo, e l’attimo truce di voi aborrisco, mi siete e cari e ignobili e questo canto ardisco alzar al vostro core, Poëta son d’Amore, lontan, vicino al Ciel!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Francesco Rossi13 gennaio 2014

Un piacere leggere le poesie di questo autore che con gran stile poeta.