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Impressioni 19 gennaio 2014 · lettura 2 min · 3497 letture

Il plagio

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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E mi guardi con i tuoi occhi di luna, e la tua barba folta, e incolta, come nebbia che plagia. E mi guardi con pietre come lacrime grandi quanti i sassi bianchi e grigi, colorati, come tante gemme in carte di caramelle. E il petto ha la vastità delle fronti senza rughe, delle narici dell’aria che ci ruba la pelle, mi ruba le radici dai denti, mi prende il bianco dalle mani, quel viola e quel freddo che scongela e che pietrifica, ancora sale, e ancora statue, ancora sentenze, e ultime danze. Ehi, tu, mi guardi con quegli occhi senza luna, senza nuvola, senza che io possa baciare dalla pupilla l’immagine il pensiero che fluttua, tra iridi, nervi, e elettriche le perplessità. Mi parli in francese... Pronunci la bocca, le labbra, e chiudi piano le palpebre. Hai le sopracciglia folte, e sei di tanti mosaici, di cemento e di vetro. Ho mani bianche, bianche, ancora più bianche, sul celeste pallido delle tue tempie, e ti suonerò l’ultimo violino. Ho canti, nella testa, senza lingua, cadono come delle tempeste senza tuoni i lampi che coronano le luci, sbiadite e sbavate, come matite, lungo le macchie sulle gambe, d’inchiostro blu e nero. Ti addormenti cancellandoti, il corpo ha l’arancio del sole, e brucia, le unghie hanno il gelo delle notti, e brucia. Come ghiaccio, che tra le foglie secche riprende la donna a camminare, sollevare, con i polpastrelli sui lineamenti, ad arrampicarsi sulle linee curve delle montagne, magma che cola. E mi guardi con i tuoi occhi di luna, e la ruga, sulla piana lentamente che si dissipa, ed è nebbia che avvolge, incanta... e di nuovo plagia.
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Giorgia Spurio
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Commenti (1)

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Francesco Rossi20 gennaio 2014

Un modo di essere schiavi attraverso atteggiamenti dipinti con quel colore della nebbia che avvolge e sottrae.