Ode anacreontica - Germania
Massimiliano Zaino
1199 poesie pubblicate
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Nivee e belle vette alpine,
senza fine,
s’ergon somme all’orizzonte,
lento scorre ‘l quieto Reno -
par sereno -
e s’unisce a un fresco fonte,
e le nebbie avvolgon l’estro
ch’è maldestro
d’empio vento ed errabondo...
liete e immense son le cime
nel sublime
del Sol termine oltre ‘l mondo,
e ‘l viandante va all’ignoto -
l’occhio immoto -
pe’i sentieri de’i Germani,
scorge e ammira l’orbe selve,
e le belve
fan latrati disumani.
La foresta è pien di lupi,
gridan cupi,
cantan triste le civette.
Nella Notte fosca e bruna
v’è la Luna...
lunge alquanto le saëtte.
Il silenzio regna e impera,
è foriera
l’aura arcana d’un mistero,
vanno inermi gli elementi,
i tormenti,
i sepolcri e ‘l cimitero;
e si tace la betulla,
si trastulla
d’una mandra di rapaci,
grida ‘l frassino e ‘l suo vischio
manda un fischio,
le sue spire son audaci,
e in su’ un calle v’è un castello -
non più bello -
le sue pietre sono adorne
e d’incendio e sangue umano:
è l’arcano
calderone delle Norne,
e le veglie e antiche streghe
in congreghe
riddan liete un ballo altièro,
è una macabra canzone,
e in tenzone
per lor muore un gran guerriero.
Or su’ un lago sta uno scoglio,
è un germoglio
e dell’àlighe e di Morte,
e raminghe n’ha Sirene,
son amene...
cantan inni all’empia Sorte.
L’ansio spettro ombroso sale,
è immortale,
veste bragi di cristallo,
porta in mano un teschio urlante,
e tremante
delle streghe vola al ballo;
e sta sotto un pioppo ignudo
l’orbo e crudo -
pien di vermi - ‘l prode estinto:
ferreo e lasso n’ha l’usbergo
e l’albergo
n’ha ‘l giardin che stagli avvinto,
e alla destra tien la scure -
morto - eppure
l’occhio aperto par vivente,
una lancia ‘l cor gli ha ucciso,
e ‘l suo viso
Senso e Vita più non sente.
Lungo i nembi e in su’i destrieri -
guardi fieri -
le Valchirie a pugne vanno,
sono i cieli attorno biondi
quai giocondi
crin di donne e dell’affanno,
han d’acciaro i dolci seni,
ferrei i reni,
pien di lòriche son l’epe,
hanno in man de’ giavellotti,
tra le Notti,
volan sopra un’aspra siepe;
gli elmi al volto e i piedi scalzi,
fan sobbalzi,
dianzi a lor la Luna è scialba,
pregan funebri de’i canti
pegli affranti
che mai più vedranno un’alba.
Sotto un noce van le Villi,
son di spilli
l’ugne aguzze e maledette,
bevon l’ombre de’i bei mirti,
son gli spirti
ben più bianchi delle vette,
e le ridde danzan meste,
fan tempeste
e di Morte e ancor d’Amore,
han disgusto della Croce,
la lor voce
è un lagnarsi di dolore;
e in eterno e in queste danze
le romanze
maledicono di Freija:
sono vergini morenti,
son dementi,
la lor Vita non è gaja.
Quest’è, o bardi, la Germania -
la Renania -
stan nel Reno l’alme carpe,
su’ una quercia grida un ghiro,
sta un Vampiro,
e risònan le vostr’arpe;
e pe’i boschi vuol errare
il Templare,
stan nascosti de’ folletti,
spiritelli inermi e gnomi,
senza nomi,
rei d’intrugli e di sospetti.
Quest’è landa del Destino,
un meschino
prega supplice ‘l Vallhalla,
segue un truce e cupo tòno,
unisòno
di chi a Morte corre e falla.
Oh Germania, oh antica terra,
sempre in guerra,
biondi Fati qual le dame,
canto ognor di tua bellezza
la dolcezza,
le leggende e le tue lame!
©
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L'autore
Massimiliano Zaino
Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori
Commenti (2)
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Duilio Martino23 gennaio 2014
Mi sono deliziato col le rime ed assonanze in un poetare che sa di antico...(poetare che gradisco molto) Molto apprezzata
Francesco Rossi23 gennaio 2014
Una impressione di purezza che coinvolge nel magico mondo della montagna.


